mercoledì 5 febbraio 2014

SCOPERTA NUOVA SPECIE : IL GIORNALISTA/SCRITTORE/MINCHIONE .

Questo post lo covo da un mesetto . Un po' perché volevo lasciare sbollire l'incazzatura del momento e un po' perché onestamente c'ho avuto di meglio da fare (per fortuna) che fossilizzarmi sulle polemiche inutili e becere di un minchione . 
Sì , avete letto bene : MIN-CHIO-NE !
Ora , non facciamo che Mera è polemica , che Mera è fumantina e che Mera è esagerata . 
A onor del vero io vi mostro le prove . Perché , ebbene sì , miei cari , a sto mondo c'è gente che non c'ha veramente un cazzo da fare e la prima cosa che pensa appena apre gli occhi al mattino è e oggi a chi vado a scassare la minchia ?
Ma andiamo con ordine . 
Ci tengo a precisare fin da subito che IO sono una gran signora e ho fatto in modo che il nome del nostro eroe non sia leggibile . Ma resta sempre il fatto che posso sputtanarlo quando mi pare .
Insomma , il fatto è questo . 
Io non uso twitter , se non sporadicamente . 
Una sera , mentre controllavo svogliatamente la lista dei miei pochi follower ne trovo uno nuovo . Clicco sul suo profilo e scopro che è un giornalista , scrittore , si occupa di politica per una testata abbastanza importante . Mi sento anche un'ignorante a non averlo mai sentito nominare . Minchia , mi dico , Mera c'hai un follower di tutto rispetto , uno così ne vale dieci . Ahimè , che ingenua . In ogni caso , ricambio il follow e dopo solo qualche minuto ecco il primo messaggio . 
Da questo punto in poi io vi mostrerò la conversazione per come è andata , così potrete farvi una vostra idea .
Ribadisco e ci tengo a precisare che la seguente conversazione non è avvenuta con un bimbominkia , ma con un giornalista/scrittore per una testata molto nota . 

 








A questo punto io faccio fatica ad esprimere il mio pensiero , visto che il soggetto con cui ho a che fare è un cafone , arrogante e presuntuoso che non mi fa nemmeno parlare . Ma non finisce qui . Appena provo a scrivergli che in realtà è stato lui a contattare me e non il contrario , succede che questo grandissimo minchione mi ha bloccata e quindi il mio messaggio non viene inviato . L'unica cosa che mi resta da fare per chiudere la faccenda è un tweet pubblico in cui lo cito , ma sempre da grandissima signora quale sono .





Ora .
Parliamone . 
E parliamone con ordine e criterio . 
Per prima cosa , se mi contatti per pubblicizzarmi/vendermi qualcosa mi stai già sul cazzo . Ok ?
Seconda cosa , se tu mi scrivi , anzi , diciamola tutta , se tu ti presenti ma usando il tutto come scusa elegante per linkarmi il tuo lavoro , di qualsiasi tipo di lavoro si tratti , tu allora sei una persona meschina e subdola che mi vorrebbe prendere per il culo mettendo in dubbio la mia intelligenza . E questo , perdonatemi , non lo consento a nessuno . 
Terzo . Se tu mi scrivi e quindi invadi , letteralmente , la mia persona (per quanto virtuale e per quanto messa lì bel bella consenziente alla bolgia cibernetica) , potresti cortesemente contemplare l'idea che la cosa mi possa un po' dare fastidio quanto meno ? No ? Non potresti attivare il cervello (dai , su , non è così difficile , se ti eserciti poi ti va in automatico dopo un po') e ragionare sul fatto che se mi mostri il tuo lavoro io posso non condividerlo e muoverti qualche critica negativa , e che se quindi tu non sei capace di gestire la cosa ti converrebbe startene al tuo posto ? No , hai ragione , troppo difficile e articolato un tale volo pindarico per uno che dice che twitter lo usano tutti . Sarebbe davvero chiederti troppo . Troppo olio per un cavolo . 
Ma la cosa che più mi fa incazzare è che ti presenti come giornalista e scrittore , pubblichi libri , articoli , prendi parte a incontri e conferenze , sei un martire di questo sistema e sei impegnato in una crociata condotta a suon di inchieste scomode e  . . .. . mi viene spontaneo pensare MA MINCHIA!!! SE SEI STO GRAN POPO' DI CRISTIANO , MA HAI DAVVERO BISOGNO DI FARTI PUBBLICITÁ SU TWITTER E VENIRE A ROMPERMI LE PALLE A ME????
I veri professionisti non ne hanno bisogno , non sono mai autoreferenziali e soprattutto non ti chiudono le conversazioni in maniera cafona, perché i veri professionisti , quelli che ci mettono la faccia nelle inchieste scomode e che non le portano avanti solo per la gloria e la fama (come a te piacerebbe , ma caro mio ancora ne devi mangiare pane!!!) , quelli che prendono seriamente il loro mestiere, caro il mio cafone , non si sognerebbero mai nemmeno di iniziarla una conversazione così con una sconosciuta qualsiasi su twitter . Un vero professionista , non ha bisogno di farsi pubblicità come tutti quegli scassaminchia che si autopubblicano il loro libro di poesie merdose e te lo spacciano per alta letteratura venuta dal cuore spammandoti a ripetizione il link per l'acquisto .
E l'educazione ? Vogliamo parlarne ? No , anche in questo caso sarebbe chiederti troppo .
Un'ultima cosa ancora : sei tanto capace e convinto che non reggi neanche una conversazione e hai bisogno di bloccarmi ? Questo è l'uomo , il professionista che sei ? 
L'unico rammarico è che scrivi per un giornale di tutto rispetto , e mi sfugge il motivo . 
 





giovedì 2 gennaio 2014

IL RITO DELLE ZEPPOLE .

Per fare le zeppole servono farina , lievito , acqua e un pizzico di sale . 
Bisogna ritagliarsi un momento . Non puoi preparare le zeppole come fai col resto del pranzo di capodanno . Puoi girare il sugo dei calamari mentre controlli la cottura della pasta , ma non puoi badare alle zeppole mentre cucini qualcos'altro . 
E allora , dicevamo , devi ritagliarti un momento .
Magari mentre il resto della famiglia si litiga il bagno per la prima doccia dell'anno . 
Magari mentre ancora stanno dormendo , reduci dalla prima festa dell'anno . 
Magari mentre la cucina è ancora pulita e silenziosa . 
Ti serve un grande recipiente di terracotta . Deve poterci stare tutto l'impasto . 
Versi la farina , poco meno di un chilo . 
Aspetti un attimo . Stai ferma e la guardi .
È di un bianco che non sai dire altrimenti , è un bianco che solo la farina sa essere bianca a quel modo .  
Ci affondi le dita . Anche il tatto è unico . Non è sabbia ma è in granelli ed è fresca ma non è borotalco . 
La rimescoli un po' , ti sporchi le mani . 
Sciogli il lievito nell'acqua tiepida , la guardi intorbidirsi .
La versi sulla farina , ti bagni le mani .
Il silenzio intorno non lo senti già più e tutto il resto del menù non conta niente , devi concentrarti sulle zeppole . 
E allora cominci a impastare , a mescolare acqua e farina . 
Ti fermi , aggiungi il sale , annusi . 
L'odore del lievito ti entra nel naso , sale fino agli occhi , le orecchie , poi torna sulle mani e unisce tutto , amalgama ogni più fine granello di semola alla massa umida di lievito e acqua . 
Ti accorgi che non c'è più farina , acqua , lievito , c'è l'impasto e non puoi più separare gli ingredienti .
Riprendi a impastare , continui ad aggiungere l'acqua e l'impasto diventa colloso , ti si appiccica alle dita . È così che deve essere , non solido , non liquido .
Ora devi metterci la forza . Per attivare il lievito tuffi una sola mano dentro l'impasto e dai uno schiaffo , poi un altro e un altro ancora . 
Continui finché non senti caldo e l'impasto è uniforme.
Hai le dita sporche e la farina sulla felpa .
Copri tutto con una coperta di lana . 
Adesso puoi dedicarti ai calamari e ai broccoli , al baccalà e alle cozze . 
E intanto pensi alle sarde , allo zucchero .
Perchè quando saranno passate un paio d'ore e l'impasto si sarà riempito di bolle , è ora di friggere . 
Allora prenderai un tegame alto , lo riempirai di olio e lo metterai sul fuoco . 
Ti terrai vicino un pentolino con l'acqua e un cucchiaio . 
Quando l'olio sarà caldo passerai il cucchiaio nell'acqua e poi lo userai per tirare su una pallina d'impasto che lascerai cadere nell'olio caldo . 
Sfrigolando la pastella si gonfierà , prenderà forma e si colorerà . 
Pochi minuti e la tirerai fuori , ad asciugare sulla carta assorbente . 
E la prima è andata .
La assaggerai . Sarà croccante fuori , sentirai il rumore mentre l'addenti , dentro è soffice . 
E allora potrai cominciare a friggere tutto il resto dell'impasto , una zeppola dopo l'altra . 
La prima metà le lascerai vuote e le passerai nello zucchero una volta cotte . I bambini le mangeranno guardando i cartoni dopo pranzo .
La seconda metà sarà con le sarde nell'impasto , e saranno mangiate calde , appena fritte , dai grandi che non hanno mai rinunciato nemmeno a quelle con lo zucchero . 
Sarai stanca e sporca di farina e olio di frittura .
Ci sarà sempre qualcuno che dirà che l'anno scorso t'erano venute meglio , ma anche questo fa parte della tradizione .  
Le zeppole sono un rito .




giovedì 26 dicembre 2013

CARO BABBO NATALE. . .


Caro Vecchio Stronzo , 
Caro Parassita che lavori una volta all'anno e comunque non sei mai venuto da me e non ti odierò mai abbastanza per questo , 
Insomma ,
Caro Babbo Natale , 
eccomi di nuovo qui , come l'anno scorso , ad aspettare pazientemente che il tempo utile per scriverti questa letterina sia finito; ad aspettare che tu sia già spaparanzato a goderti la vacanza mentre questa mia ti giunge inaspettata facendoti andare il gin tonic di traverso .
Eccomi , caro Babbo , eccomi . 
Non avrai mica pensato che mi fossi scordata di romperti le palle ? Io non faccio distinzioni , caro Babbo , sono imparziale , quindi come le rompo agli altri le rompo anche a te . 
Dunque , come vedi , ecco il mio primo pregio . Questo da solo vale almeno una casa di Barbie . Che non mi hai mai portato . Stronzo !
Ma sorvoliamo , io sono anche buona e clemente , quindi passerò sopra la casa di Barbie e mi concentrerò sui regali utili . 
Perché vedi caro Babbo , io quest'anno ho da chiederti una cosa importantissima , una cosa di cui davvero non posso proprio più fare a meno .
Siccome io quest'anno sono stata molto me stessa , magari non buonissima , ma di certo autentica , credo che tu mi debba qualcosa in cambio . I patti erano questi , mi pare . 
Quello che ti chiedo è che la gente impari a farsi i cazzi suoi .
Può sembrare un concetto elementare e svenduto sui migliori social network , ma ti posso assicurare che non è così . 
Ora ti spiego . 
Innanzitutto , caro Babbo , tu hai il dovere di liberarmi da tutti coloro che vivono nella convinzione che la loro opinione , specialmente quando non richiesta , sia di vitale importanza per il resto del mondo . Ecco , Babbo , glielo dici tu che non ce ne frega un cazzo a nessuno ? Che c'è una differenza tra esprimere un proprio pensiero e imporre la propria opinione come legge?
Secondariamente . Parliamo di quelli che hanno la scienza infusa . Quelli bravi , quelli che sanno come si sta al mondo . Che fin qui potrebbe anche starmi bene . Il problema sorge quando si sentono investiti dall'alto della grande missione , del compito di dovermi insegnare a vivere .  O peggio . Di dovermi spiegare con dovizia di particolari cosa sia meglio per me . Io non vengo a dirti che l'eyeliner ti sta male , e non perché io manchi di sincerità , ma semplicemente perché non me ne frega niente di come ti trucchi gli occhi e non credo che a te interessi la mia opinione , quindi perché devi sentirti in dovere di dirmi che il mio taglio di capelli mi dona o no ? Te l'ha mai chiesto qualcuno ? Credi me ne freghi qualcosa ? (discorso generico , era per fare un esempio e ho usato il tu così , Babbo ,  hai già un'impronta di discorso da poter usare quando li cazzierai) .
In ultima istanza vorrei parlarti di quelli che ''te lo dico per il tuo bene'' .
Questi , Babbo , sono i peggiori . Sono quelli che quando avevo cinque anni (e loro cinquanta) mi facevano vedere Barbie dicendomi che dovevo diventare come lei (storia realmente accaduta) , e allora io per sfuggire all'umiliazione m'ingollavo un paio di kinder cereali . Ho ventisette anni adesso , e ancora non si fanno una ragione del fatto che sono grassa . Che poi , cosa dovrebbe fregargliene a loro , dal momento che eventualmente sarebbe un problema solo mio ? Babbo , glielo dici tu per favore che per il mio bene e per quello del mondo creato devono starsene zitti ?
Ecco , caro Babbo , è questo che ti chiedo  per quest'anno . 
Spiega alla gente che deve farsi i fatti suoi . In tutti i sensi e riguardo ai più svariati argomenti .
Che non è che perché sto zitta significa che non saprei anche io elargire lezioni di vita . 
E se mi ci metto io , caro Babbo , non mi risparmio per niente , tu lo sai bene . 
Dai Babbo , puoi farcela , non è difficile . 
Credo in te .
No . 
Non è vero . 
Diciamo che ho fiducia in te .
E poi , mi devi ancora gli arretrati , mica me lo scordo !

Con tanto affetto e tanta stima 
-Mera-



mercoledì 4 dicembre 2013

IL SUD È NIENTE : IL MIO TORINO FILM FESTIVAL .

Consapevole che la mia opinione conti come il due di coppe quando la briscola è a bastoni , io ve la dico lo stesso .

WARNING : se siete i soliti intellettualoidi , espertoni , criticoni , intelligentoni , sosempretuttoio , cinefili , cinofili , radical chic e quant'altro , siete cortesemente pregati di lasciare questa pagina , questo post non fa per voi . È inoltre severamente vietato lanciare oggetti dal finestrino .
Grazie . 

Quando Sabato 30 Novembre è partita l'ultima proiezione del Torino Film Festival di quest'anno , non saranno stati in pochi a tirare un sospiro di sollievo . Perché a quel punto lì ci si sentiva un po' come reduci di guerra . Si parte gasatissimi , si finisce sotto shock . Otto giorni di proiezioni continue , dalle nove del mattino a notte fonda , file , accrediti , biglietti , freddo , vicini di seggiolino scortesi, puzzolenti , rumorosi o inappropriati , discussioni inutili e incontrollate su questa o quella scena , toast scadenti e pipì di straforo tra una sala e l'altra . E anche film sola , chiaramente . Chi sopravvive , alla fine , crede di essersi guadagnato fette di paradiso o di aver espiato i propri peccati . E accusa anche allucinazioni .
Detto ciò .
Io sono sopravvissuta a più o meno una ventina di film .
E non ho vinto niente . 
Comunque. 
Andiamo al sodo. 

Il film che sono contenta di aver visto è Il sud è niente , di Fabio Mollo , proiettato per la sezione Torinofilmlab.
Sono andata a vederlo una domenica mattina , senza troppe aspettative , incuriosita dalle poche righe di recensione sul programma del festival , attirata principalmente dal fatto che fosse ambientato in una città sullo Stretto di Messina , casa mia praticamente. 
Grazia è una diciassettenne che vive col padre in un quartiere non proprio in di Reggio Calabria . La perdita della madre e la scomparsa improvvisa del fratello levigano le sue giornate nell'abitudine di assecondare un padre incerto e perso nell'incapacità di reagire , inghiottito da un sistema mafioso dove però di mafia non si parla mai . Il tutto dentro un contesto sociale e culturale , a tratti anche folkloristico , dentro cui reagire non è concesso , il silenzio pare l'unica alternativa . Ti pare di stare in apnea per tutto il film , alla fine torni a respirare insieme ai protagonisti .
La storia è raccontata da una voce leggera ma ferma , che ti prende e ti porta davanti al fatto e ti lascia a guardarlo , a trarre i tuoi giudizi e le tue conclusioni .
I personaggi sono centrati alla perfezione , essenziali , verosimili ; gli attori , senza dubbio alcuno , tutti capaci e validi .
Mentre scorrono i titoli di coda , hai proprio la certezza che dietro quel film ci sia un lavoro lungo e di precisione , una sceneggiatura voluta e studiata fin nei particolari . 
Unica nota stonata , qualche dialogo (qualche , e a voler trovare il pelo nell'uovo) a volte sembra un po' spiegone , superfluo , buttato lì , nettamente in contrasto col resto dei dialoghi in cui ai persoanggi basta mezza parola per dirti tutto ; in contrasto anche con le immagini molto evocative , come quella finale della protagonista che nuota nuda , finalmente leggera e libera da ogni condizionamento , non c'è altro da dire , dice tutto la scena .
Con mia grande sorpresa , mi sono trovata dentro una storia profondamente coinvolgente , emozionante e vera . Mi è sembrato di stare a casa mia , dopo pranzo , in uno di quei momenti in cui , ancora seduti a tavola , qualcuno parte con un aneddoto , ora ti racconto un fatto , e non si finisce più di parlare , perché più ci vai dentro e più non riesci a tirartene fuori . 
Non una storia che parla di sud , ma una storia che racconta il Sud , lontana dal luogo comune . Così lontana , che a dirla senza immagini ti potrebbe prendere la paura di non centrare il punto . Una storia , finalmente , che rompe con la tradizione di storie banalmente meridionaliste solo perché fa figo , dicendoti le cose come realmente stanno .
Il regista , questo è importante dirlo , è giovane e reggino , sa dove ti sta portando mentre ti guida sempre un po' più in fondo al contesto che vuole farti conoscere . 
Tutto quello che devi fare tu è dargli fiducia e seguirlo .
Non aggiungo altro .
Io recensioni fighe non so farne , so solo dire i miei pensieri .
Andate a vederlo . 
Vale la pena .







sabato 30 novembre 2013

SONO UNA BRAVA RAGAZZA .

Tengo sempre un posacenere fuori dalla finestra , appoggiato sul davanzale . 
Non l'avevo più svuotato da quando c'avevi spento i tuoi mozziconi .
Certe mattine mi sono alzata , ho aperto la finestra e ho pensato che fosse ora di svuotarlo . Solo che poi non ci riuscivo mai . A volte ho cercato i tuoi mozziconi tra i miei , me li sono rigirati un po' tra le dita . 
Follia . 
Stamattina però sono riuscita a svuotarlo . Via . Tutto . 
Perché sono una brava ragazza , come hai detto tu . 
Sono una brava ragazza . Non ti cerco , non mi faccio sentire , non ti metto in difficoltà . 
È così che fanno le brave ragazze , vero ? Le brave ragazze , quelle che poi vanno in paradiso , alla fine .
Solo che nessuno racconta loro che prima si deve passare per l'inferno ed espiare le proprie colpe . Le proprie , e quelle degli altri , di quelli che non ce la fanno , che non sanno peccare e pentirsi . E allora tocca alle brave ragazze pentirsi per tutti e due . 
Con te è stato come ospitare un ladro . Quando hai preso tutto quello che potevi , te ne sei andato . 
E una mattina io mi sono svegliata e ho trovato casa vuota . 
Solo un posacenere pieno di mozziconi sul davanzale . 
E allora via , si ricomincia da capo . 
Acqua e fuoco . 
Ancora . 



martedì 1 ottobre 2013

A NIENTE .

Mi hai rimproverata di non dare valore alle parole che mi dici .
Mi hai detto così , che se ci pensi è buffo che proprio per una persona che dedica tutta la sua vita alle parole , le parole non abbiano importanza . 
Forse questa , più di tutte le altre cazzate che per tutto questo tempo ho fatto finta di non sentire , ecco , forse proprio questa è quella che mi è arrivata dritta al petto , come non me lo sarei mai aspettato . 
Perché , forse , se sono ancora qui a parlarne , è proprio perché sono stata mesi a soppesare ogni parola da dirti e ogni parola che mi hai detto . A cercare di non vedere cose che non esistevano e che mai sarebbero esistite . 
Solo che , come faccio a fartelo capire ?
Come faccio a spiegarti che a te bastava non una , mezza parola per farmi mettere in dubbio un'intera esistenza ? 
E come faccio a dirti che ho sempre saputo che quella mezza parola tu non avresti mai avuto il coraggio di dirla , che mai , nemmeno per un secondo , ho sperato e creduto che tu potessi dirla ?
Ne hai dette tante altre , migliaia , inutili e che non sono mai servite a niente .
Solo a lasciarmi fuori , come un insignificante sacco dell'immondizia . 
E allora bevi , beviti tutta la tua vita , in un sorso solo , mandala giù , ingoiati anche me , finché il tuo bicchiere non sarà vuoto . 
Allora sarà tutto più trasparente , più chiaro e potrai vederci attraverso . 
E ti renderai conto che alle parole puoi dare tutto il valore che vuoi , ma che restano solo parole , che non hai nemeno ancora finito di dirle che già se ne sono andate . 
Lasciando solo il vuoto . 

Così
in un attimo
saprai
a cosa
tutto questo
è servito .

A niente . 

Cheers, darlin' .






giovedì 26 settembre 2013

MEGLIO TARDI CHE MAI .

Se n'era uscito così , senza che nessuno gli avesse detto o chiesto niente . 
Continuava a fissarsi i bottoni della camicia  e  senza nemmeno alzare lo sguardo , senza il benché minimo accenno a guardarmi in faccia , si era cacciato fuori dalla bocca quelle parole , scaraventandomele addosso con apparente non curanza . 
Don't burn your bridges , ha detto .
Don't burn your bridges . 
Che poi , ma chi ti conosce ? , ho pensato . 
Che vuoi ? Chi sei? Chi ti ha mai chiesto niente ?
Dammi quella cazzo di carta di credito , paga il tuo conto e vattene . 
E l'ha anche ripetuto prima di andarsene . 
Don't burn your bridges , girl . 
Era un anno fa , giorno più giorno meno .
E sono rimasta tutta la sera a pensarci . 
Che mica ce l'ho scritto in faccia . 
O forse sì .
Che mi brucio i ponti che mi lascio alle spalle , quasi tutti , e ogni possibilità di tornare indietro .
Che posso andare solo avanti e tornare indietro è da scemi .
Piuttosto resto ferma e non mi muovo finché non sono sicura che quel ponte non mi servirà più e anche se dovesse servirmi , lo brucio lo stesso , perché tanto lì , indietro , non ci devo più tornare .
Perché,  tanto , indietro poi non si torna .
Mai . 
Quei ponti servono solo a farti proseguire , non a farti tornare indietro . 
E se hai sbagliato via , pazienza , prima o poi ne troverai di nuovo una giusta . 
Intanto tu cammina .
Al resto ci pensa la strada . 



 
 
 
 

venerdì 13 settembre 2013

IL MARE, IL VENTO, L'ACQUA.

Ogni anno succede così .
Che i lampioni accesi sul mare , succede che una notte ti svegli e li scopri spettrali .
Succede che le finestre tornano a chiudersi , come svegliate da un misterioso torpore che le aveva tenute spalancate .
Che ad un certo punto , così , di colpo , il mare ti allontana , ogni ora più ingordo di un nuovo lembo di spiaggia .
E succede che il sole smette di tramontare sul mare e ogni giorno si ritira un minuto prima e un metro più lontano dall'acqua .
Che il vento ormai freddo si alza dal mare e s'infila per le strade .
Ma le femmine hanno ancora caldo e si tengono i sandali ai piedi e le gonne di lino ai fianchi , sollievo dopo i passati mesi di arsura .
Succede che c'è il silenzio , che i bamini non stanno più all'ombra dei pini a strillare , che imparano la scuola e ad andarci tutti i giorni .
Poi , certe volte , si mette a piovere e allora il cielo si ricorda d'aver scordato per troppo tempo quel suo colore grigio e torna a sfoggiarlo e quindi piove , e l'unica cosa che continua a succedere mentre piove , mentre tutto il resto è fermo a prendersi quell'acqua , l'unica cosa che continua ad esistere normalmente è il rintocco delle campane , che anche se piove quelle mica si bagnano , e se si bagnano , chi si preoccupa ?
E quindi succede ch'è passato un anno .
E quando lo capisci , puoi solo alzarti e tirare la tenda , chiudere la finestra , chiudere tutto .
Chiuderti dentro .
 
 


mercoledì 17 luglio 2013

ESCI .

Chiudi la porta .
Chiudi la porta e Buon viaggio .
Chiudi la porta e Ciao .
Chiudi la porta .
Chiudila su tutto , sui due mesi passati , su di me e su di te .
Chiudila e voltati .
Scendi le scale e lasciami solo l'immagine delle tue spalle dentro la tua maglietta gialla .
Scendi le scale e non guardarmi . Non mi guardare .
Che se mi guardi , poi come faccio ?
Stanotte pioveva .
Ti sei sdraiato accanto a me e Piove , mi hai detto .
E stavamo andando danessunaparte , lo sapevamo . Solo che ci siamo andati un'altra volta ancora danessunaparte , l'ultima .
Mentre pioveva .
Ma abbiamo lasciato la finestra aperta , aperta su tutto quello che c'era in sospeso .
Aperta sui pensieri , su quelli raccontati , su quelli intuiti , sulle cicatrici e sui tatuaggi .
Aperta su oggi che stava arrivando , e che ci avrebbe portati via l'uno dall'altra .
Che forse è meglio così . Che non avrei saputo lasciarti andare in un altro modo .
E oggi tutto sembra fermo , come se tutti fossero saliti su un aereo , partiti , mentre io sono ancora qui e non riesco a fare la valigia . Perché non so cosa metterci dentro . Cosa lasciare qui e cosa portarmi dietro .
Mi porterò dietro un ricordo , uno bello , di certo .
Ancor più , mi porterò dietro la tua preoccupazione che fosse un bel ricordo .
E allora , stai tranquillo , va tutto bene , è un bel ricordo .
Tu , invece , ricordati solo di chiudere la porta uscendo , chiudila e non voltarti .
 
 
. . . Sometimes time doesn't heal , no , not at all , just stands still while we fall in or out of love again . . .
 
 


sabato 6 luglio 2013

L'AMORE AI TEMPI DELLE PALLINE DI GELATO.

Ok , è uffucialmente estate .
Estate = Gelato ! ! ! ! !
È un'equazione certa e perfetta . Non c'è altro da aggiungere .
 
Ora , famose a capì .
Spiegare che noi terroni abbiamo un rapporto morboso col gelato , non è cosa semplice . Per niente proprio .
Fortunatamente , Torino è una città che questa cosa un po' l'ha capita . Sarà perché ci sono più terroni che torinesi , ma qui il gelato è buono .
C'è solo un piccolo problema .
Qui il gelato si misura .
Mica come da noi , che entri in una gelateria e ci sono solo tre possibilità : cono , coppetta , brioscia . E chiaramente puoi metterci dentro tutti i gusti che vuoi e la panna è gratis e in quantità industriali .
Ora , lasciamo fottere la brioscia , che sopra Napoli non è contemplata .
Qui , dicevo , il gelato si misura .
Se ti va bene , lo misurano in gusti .
Tipo .
Salve , vorrei una coppetta .
Ma certo ! Quanti gusti ?
. . .
. . .
Non so . . . quanto è grande la coppetta ?
C'è da un gusto , due gusti , tre gusti .
. . .
. . .
Uhm . . . .
. . .
E se la voglio da tre gusti ma con un gusto solo dentro ?
E a questo punto , di solito , i commessi entrano in crisi .
Se ti va male , però , qua il gelato si misura in palline .
Tipo .
Salve , vorrei una coppetta .
Ma certo ! Quante palline ?
. . . .
. . .
. . .
. . .
Facciamo due .
E ti danno questa coppetta con due palline di gelato . Che le guardi , e anche loro ti guardano , e non hai nemmeno il tempo di provare pietà che già si sono sciolte . O , nella maggioranza dei casi , le hai già ingurgitate . Fagocitate . Divorate . Di corsa , o si sciolgono .
Perché se il gelato non è mastodontico , cremoso e massiccio , a noi terroni non ci soddisfa .
Sai quante palline mi devo mangiare prima di potermi ritenere soddisfatta dalla mia coppetta di gelato ? Lo sai ? Non lo sai ?
E nemmeno io lo so ! ! ! ! Che mica il gelato l'ho mai contato in palline !
Di solito , in terronia , quando esco dalla gelateria , guardo la coppetta e faccio una stima .
Che , di solito , suona più o meno così: minchia ! Questo , minimo , è mezzo chilo di gelato !
E poi entro nel mondo dei pupazzi , un cucchiaio dopo l'altro .
E poi , c'è questa storia della panna .
Da noi è un gentile omaggio , e ricopre il gelato , una cascata .
Qua , che ve lo dico a fare ?
Pure la panna la misurano in palline .
E allora le cose sono due .
O eviti e ti mangi le tue due palline senza panna .
O ti accontenti .
Una sola pallina .
Che mica ne puoi chiedere cinque !
Senza contare che te le fanno pure pagare !
 
Ora , da che parte si comincia a spiegargli a questi cos'è la brioscia e quali gioie può regalare ?
Questi sono drammi .
 

 
 
 
 
 


martedì 2 luglio 2013

ALLO SPECCHIO .

Mi sono svegliata a metà mattina .
Quando ho aperto gli scuri , il cielo era coperto .
C'era luce , certo , ma era una luce strana , come se tutto fosse sospeso , gli alberi , le macchine , le case , le nuvole , la scrivania .
Mi sono accorta di sentirmi sospesa anche io , di aspettare qualcosa o qualcuno che non arriverà mai .
Quasi come ci fosse stato un impercettibile cambio di rotta , senza che me ne accorgessi subito , senza che me ne potessi accorgere , se non aprendo gli scuri stamattina .
E allora capisco che mi sento fluttuare .
Che in fondo è sempre il massimo che possiamo fare .
Che non siamo fatti per volare .
Possiamo provare a salire , aggrapparci a qualcosa e continuare ad arrampicarci , sperando di non farci troppo male poi cadendo .
Che è questo che siamo .
Siamo quelli riempiti di vivere , che cercano conforto nella valvola di sfogo , nel boccaglio , per respirare mentre siamo sott'acqua , per sfiatare le ansie e abbassare la pressione . E il più delle volte inghiottiamo acqua salata .
Buttiamo giù tonnellate di paranoie e ci stremiamo per tenerci saldi a qualcosa , allo sfogo , quello del momento , quello a portata di mano , il primo , il più facile , il più stupido , il più comodo , il più scontato .
Si chiama istinto di sopravvivenza .
Per esorcizzare quello che ci mangia dal di dentro .
E quando poi proviamo quell'orgasmo , quello che ci fa sembrare che tutto possa esplodere fuori e che quel tutto possiamo lasciarcelo alle spalle , allora poi torniamo a fluttuare .
Quasi come rientrassimo al sicuro , mai pronti ma sempre consapevoli che un nuovo orgasmo potrà arrivare a travolgerci .
Per trovare una scusa , farci ancora del male .
Ed è tutto lecito . Sempre .
Il peccato è solo non ammetterlo .
Non comprendere che possiamo innamorarci di tutto , sempre , ogni volta che vogliamo .
Ma che solo due cose non potremo mai amare . I rimpianti e i rimorsi .
Fumo l'ultima e poi vado a dormire .
Dico sempre così .
 
Allo specchio - Sir Frank Dicksee
 
 
 


mercoledì 26 giugno 2013

UN ANNO .

Stanotte mi sento nostalgica .
Anche se non so se nostalgica sia proprio la parola giusta .
Il fatto è che è passato un anno e non me ne sono resa conto .
E , molto probabilmente , questo sarà un post smelenso .
Ma poco importa .
È solamente per mettere insieme i pensieri e far capire a chi di dovere , che sia un dio , la vita , oppure solo la mia mente , che sono grata per tutto questo .
Sono grata per l'ansia della notte di un anno fa . Quella in cui non ho dormito , anche se avevo sonno .
Sono grata per il mattino seguente , per tutto quello che mi aspettava e che io non immaginavo neanche .
Sono grata per i giorni successivi , che ancora non sapevo bene che farne di quel numero diciassette .
Sono grata per un'estate passata ad aspettare , a cercare di domare la mia impazienza congenita .
Sono grata per l'arrivo qui a Torino , una città nuova e poco accogliente all'inizio .
Sono grata per la nuova coinquilina . Inaspettatamente , un'amica e una donna meravigliosa .
Sono grata per la scuola coi nomi sul soffitto e il tavolo da ping pong .
Sono grata per le partite a ping pong .
Per il pianoforte .
Per quelli che lo suonavano quando agli altri dava fastidio .
Per aver rimesso le dita sui tasti , anche se solo per finta .
Per la biblioteca e lo spazione .
Per la panetteria e il bar .
Per i libri . Tanti . Meravigliosi .
Per i maestri . I Maestri .
Per il freddo . E la neve, poca .
Per le feste e i pomeriggi piovosi a parlare di quanto questo o quel racconto fosse riuscito o meno .
E anche per le ore perse a cazzeggiare .
Per le lezioni inutili e per quelle entusiasmanti .
Per gli scleri .
Per tutti i miei non lo so fare, non sono capace.
Per le mail , quelle per informarci dell'orario e quelle che ci dicevano come stavamo lavorando .
Per le pazzie .
Per le serate passate a fare niente ma a ridere tantissimo di quel niente .
Per le cene patchwork e i pranzi della domenica .
Per il Valentino .
Per le sigarette , troppe , sul balcone o di nascosto in Aula2 .
Per tutte le volte che mi sono lamentata .
Per tutte quelle che qualcuno mi faceva notare quanto mi lamentassi .
Per Bea . Bea . Mannaggia a Bea !
Per Michele , Giulia , Alessio , Riccardo , Federica , Valerio , Alberto , Virginia , li devo dire tutti ?
Per gli abbracci , troppi . Sono anaffettiva , ancora non lo avete imparato .
Per il trekking , scarpinata a parte .
Per il Torino Film Festival , sonno a parte .
Per Milano e Richard Ford e per Sepulveda e il Salone del Libro .
Per gli appunti .
Per l'ansia della domenica sera , perché lunedì mattina si consegna e io ancora non so che scrivere .
Per i quando ti lamenti, rendi meglio.
Per i sei davvero brava.
Per i sei tosta e sfrontata , ma ti voglio più cazzuta.
Per tutto quanto , tutto tutto davvero .
Sono grata .
Ma più di tutto , sono grata per i compagni di cammino , persone straordinarie che cercano ogni giorno di essere ancora più straordinarie .
E non c'è modo , credetemi , lo sapete che non sono una espansiva coi sentimenti , di dirvi quanto io sia felice di avervi incontrati .
Grazie .
Al prossimo anno .
Che sia ancora migliore di questo passato .
 


















 
 
 

 
 
 


lunedì 27 maggio 2013

DI MARMELLATE ED ALTRE SCIOCCHEZZE .

Sono passata per la tua città .
Che poi non è la tua città .
Ma è la città che più di tutte mi fa pensare a te .
Anche più di quell'altra che ci ha visti insieme .
Mi fa pensare a te proprio perché è quella che ci ha separati .
Ci ha separati perché andavi , tornavi , senza saperti fermare . Senza saper decidere . Oppure , molto più probabilmente , senza l'effettiva voglia di avere qualcosa da decidere .
E così sei andato e poi tornato , e poi andato e tornato di nuovo , dentro e fuori dalla mia vita , per tutte le volte che volevi .
E io te l'ho lasciato fare .
Perché mi piaceva .
E insomma , ti dicevo che sono passata per la tua città.
E mi è piaciuta molto anche lei , anche se pioveva , anche se avevo il raffreddore e sentivo freddo . 
Anche se avevo paura .
Paura di trovare quello che sono stata a cercare per tutto il tempo , lo sguardo tuo in quelli degli altri uomini che ho incrociato per strada .
E poi è successo .
È successo che tutti quegli sconosciuti incrociati per caso sono diventati te , e che quegli occhi mai visti prima erano improvvisamente i tuoi .
Tanto lo sai , e lo so .
Che sarebbe di nuovo tutto come prima , in un attimo , uno solo , saremmo di nuovo sulla scia dell'onda , a lasciarci travolgere dalle parole , anche da quelle non dette , o ancor di più da quelle dette troppe volte .
È passato più o meno un anno dall'ultima volta che mi sono lasciata inghiottire da quelle parole .
Ed è un anno che non mangio più la marmellata .
Perché era una cosa mia di quando c'eri tu , la marmellata .
E da sola non ha senso .
Io , invece , ancora un senso ce l'ho , nonostante tutto .




 
 


mercoledì 15 maggio 2013

NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM: HABEMUS INTERNET ! OVVERO , LA MODA DELLE DIECICOSECHE .

Ebbene .
È proprio così .
Dopo mesi di isolamento dal mondo , Mera e la Coinqui si decidono e quindi Habemus Internet .
Ecco quindi il perchè della mia assenza da questo blog .
Nei mesi passati , mi sono sempre detta che non appena avessi avuto internet , avrei aggiornato il blog con un post super interessante .
Il problema , come sempre , è che non mi veniva mai niente di adeguatamente interessante da propinarvi . E mi sono messa un pò a gironzolare sugli altri blog, per vedere che c'hanno da dire tutti sti altri blogger che aggiornano continuamente i loro cantucci web .
In effetti , di roba da dire ce n'è tanta .
Ma ho scoperto che i post che vanno per la maggiore sono quelli con le classifiche .
Del tipo .
Le 10 cose che non sapevate di *vipacaso* .
Oppure .
Le 10 fantasticherrime cose che si possono fare con una bottiglia di plastica .
E via di istruzioni per il faidaté .
Insomma , c'è sempre qualcuno da qualche parte pronto a svelare dieci imperdibili punti .
Così .
Gratis .
E io ? Una classifica non ve l'ho mai propinata .
Cominciamo subito .
 
 
LE DIECI COSE CHE HO FATTO IN QUESTI MESI SENZA INTERNET.
 
10 - Lamentarmi dell'isolamento dal resto del mondo virtuale . Tipo certe sere che in tv non c'era una minchia e io dicevo alla coinqui vedi , coinqui ? Se avevamo internet guardavamo un film !
9 - Vegetare . Sul divano . Dopo cena .
8 - Cercare modi ( legali o illegali ) per sgamare le password delle altrui reti wi-fi , con scarsissimi risultati . Per non dire nulli . Che stronzi comunque i miei vicini . Non uno che si fosse dimenticato di impostare quella fottuta password ! Venite a chiedermi lo zucchero , venite , venite !
7 - Approfittare bassamente della rete scolastica, durante lezione, ma sopratutto dei wi-fi dei compagni che stanno in zona . Tipo . Hey , ciao compagna di corso , posso venire a cena da te stasera ? Come dici ? Dici sì ? Ah ok , perfetto , porto anche il pc , ma tranquilla , lui non mangia , non devi preparare niente per lui .
6 - Lavare i piatti dopo cena . Ok , non è vera questa , è una bugia , i piatti li lava Coinqui . E in questi casi , di solito , mi appellavo al punto 10 .
5 - Un classico . I giochi di carte di Windows . Spider . Solitario . Hearts . Voglio morire .
4 - Fare polemica . Ogni occasione è buona per fare polemica .
3 - Capire che in realtà di internet non me ne faccio niente . Che mi mancava solo quella mezz'oretta di sera , prima di andare a dormire . Che poi voleva dire perdere il sonno e rimanerci fino a notte fonda .
2 - Dormire . Ovvero . Andare a letto ad un'ora decente , senza perdere tempo fino a notte fonda .
1 - Alzarmi al mattino , fare colazione , e avviare la mia giornata normalmente . Perché va bene che internet è necessario , ma non indispensabile e io sono la prova che si può sopravvivere per mesi senza una connessione internet . E anche bene . Serenamente . Che tanto per quelle poche necessità , email impellenti o schede di orario da scaricare , un modo si trova sempre .
Infatti , nella mia lista non ho inserito cose tipo leggere o avere una vita sociale .
Che non dovevo aspettare che mi mancasse internet per avercele !
 
 
 
 


sabato 16 marzo 2013

BUONGIORNO MATTINA.

Oggi è sabato.
Mi sono svegliata presto.
E non mi volevo svegliare presto.
Ma mi sono svegliata presto.
Sono rimasta a letto.
Mi sono scoperta.
Perché la luce che entrava dalle fessure della tapparella mi raccontava che fuori era una bella giornata, che c’era il sole. Allora ho sentito caldo e mi sono scoperta.
E ho pensato al mio professore, che non vuole sentir parlare di luce che filtra dalle tapparelle o dalle imposte, che è un cliché, un luogo comune. Ma minchia, quella luce filtrava da quelle cazzo di fessure e non c’è altro modo di dirlo. O almeno, io dentro il letto, nella penombra, non riesco a trovarne un altro.
Ho ascoltato i suoni ovattati che mi circondavano.
Per quattro o cinque volte ho sentito lo stesso rumore, identico. Altri inquilini del palazzo che si erano svegliati, alzavano rumorosamente le tapparelle.
Poi ho sentito quei soliti maledetti piccioni tubare su un qualsivoglia tetto o davanzale.
E i passi pesanti di qualcuno che scendeva le scale.
E una tv accesa, forse due.
Addirittura un pianoforte. Alle otto del mattino, qualcuno nel mio palazzo suona il pianoforte.
Sono rimasta ancora a letto. Volevo trattenere il buio dentro la mia stanza, ma era impossibile perché quella luce accecante continuava a filtrare.
E poi il rumore della scintilla dei fornelli. Anche Ale si è alzata e sta preparando il caffè. Poi accartoccia una bottiglia di plastica vuota, quella che ieri sera abbiamo lasciato sul tavolo dopo cena. E adesso sta sgombrando il tavolo da tutte le cose che abbiamo lasciato lì prima di andare a dormire. E poi adesso non fa più rumore, starà apparecchiando per la colazione. Apparecchia sempre per la colazione.
Basta, è ora di alzarmi.
Non farò colazione, come sempre.
Fumerò una sigaretta, come sempre.
Così, tanto per cominciare la giornata con un salutare bruciore di stomaco. Anche se, possibilmente, oggi sono contenta di stare al mondo. Anche un po’ più del solito.
Accoglierò con cristiana rassegnazione questo nuovo giorno.
Che sia buono!