venerdì 24 dicembre 2010

COME UN ANNO FA....Buon Natale!!!

Buongiorno a tutti, cari lettori.
Sicuramente sarete tutti rinchiusi nelle vostre case in fermento per la grande abbuffata che vi aspetta. I più ritardatari staranno zigzagando tra i negozi alla disperata ricerca degli ultimi regali.
Io quest'anno vi ho battuti sul tempo, già la scorsa settimana avevo tutti i regali.
Insomma, bando alle ciance!
Questo spazio virtuale compie un anno (Tanti auguri a me!).
E come un anno fa, sono qui per farvi i miei migliori auguri per un sereno Natale.
E come un anno fa, ho passato gli ultimi due giorni alle prese con i miei biscotti natalizi.
E come un anno fa, vi posto le foto, che siano di buon augurio.
La novità di quest'anno, però, è che vi darò la ricetta per poterli preparare da voi!
Non spaventatevi per i tanti ingredienti, sono facilmente reperibili e l'impasto viene fuori con pochissima fatica, in meno di 5 minuti.
Per dovere di cronaca devo dirvi che questa ricetta è leggermente diversa da quella dell'anno scorso, e mi è stata gentilmente concessa da un'amica.

BISCOTTI NATALIZI

400 g di farina
100 g di burro
100 g di zucchero
1 uovo
160 ml di miele
1/2 cucchiaio di lievito per dolci
1 cucchiaino di cannella ( anche due, io qui ho abbondato )
1 cucchiaino di zenzero macinato (anche due, anche qui ho abbondato)
4 chiodi di garofano tritati
1 pizzico di noce moscata
1 pizzico di sale

All'opera! Il trucco sta nel mescolare le polveri. Quindi, sul piano di lavoro, mescolate la farina, lo zucchero il lievito e le spezie. Aggiungete il burro, freddo di frigo, tagliato a tocchetti, e lavoratelo con le dita assieme alle polveri, cercate di ammorbidirlo mescolandolo bene al resto. Aggiungete poi l'uovo e il miele e impastate fino ad ottenere un panetto piuttosoto molle. Non lavoratelo troppo, o il burro si scalderà eccessivamente. Se necessario, spolverate un pò di farina, ma non preoccupatevi, l'impasto deve comunque essere un pò molle, appiccicaticcio (non esageratamente). Avvolgete il panetto in un panno da cucina e lasciatelo riposare in frigo un'oretta o poco più. Dopodichè stendete col mattarello dello spessore che preferite ( vi avviso però che in forno i biscotti cresceranno poco e niente, quindi non fateli troppo sottili). A questo punto arriva la parte divertente: LE FORMINE!! Io ho adoperato quelle prettamente natalizie, stelle, alberi di natale, pupazzi di neve, angeli, fino alla piu classica della tradizione americana, l'omino di pan di zenzero. Voi arrangiatevi come potete, sbizzarritevi e se proprio non avete le formine, usate dei bicchieri di diverse dimensioni. Infornate su carta da forno, e prestate sempre attenzione al forno visto che la cottura è piuttosto rapida. Una volta tolti dal forno, state attenti levandoli dalla teglia, perchè saranno un pò molli, e poggiateli su un piano, di modo che non assumano forme strane, visto che sono molli. Lasciate raffreddare e poi liberate la fantasia con i decori. Basta un pò di glassa, facilissima da preparare: serve solo zucchero a velo e acqua, in quantità non meglio definite, io sono andata a occhio. Io ho utilizzato anche dei coloranti alimentari per colorare la glassa e i diavolini di forme e colori diversi per dare un pò di vivacità. Vi dico fin d'ora che, come vedrete nelle foto, quest'anno gli occhi e i bottoni degli omini mi son venuti malissimo dato che non avevo la cioccolata da fondere e ho dovuto usare del cacao in polvere.



Insomma, ecco il risultato.
Vi rinnovo i miei auguri.
Preparate questi biscotti, sono buonissimi.
Buon Natale e buon divertimento!














sabato 18 dicembre 2010

QUI.

Qui, dove il vento del mare batte la spiaggia umida e vuota, e percuote impetuoso fronde di alberi disperati.
Qui, dove la neve resta una spolverata su picchi nascosti e lontani.
Qui, dove il mondo non gira.
Qui, dove a volte il sole, quello timido dell'inverno, sembra fermarsi immobile, plastico sulle pareti delle case, delicatamente invadente attraverso le imposte delle finestre.
Qui, dove l'aria ti entra in testa, e poi giù fino allo stomaco.
Qui, dove il mio nome è diverso, e mi chiama a gran voce, fermo, sulle scale di casa.
Qui, dove tutto intorno è niente, è tutto, è quadro.
Qui, mi sono seduta e ho guardato.




lunedì 29 novembre 2010

FERMENTI.

Rami protesi.
Foglie smarrite.
Antenne spioventi su tetti a punta.
Cielo bianco.
Nuvole trasparenti.
Camini fumanti.
Gocce di pioggia su ceneri d'autunno.
Vie di paese persuase da un gelido inverno, deciso nell'incedere, fermo nel passo.
Dentro la mia finestra, pennellate di ombre e di bianco sporco arredano la stanza.
Lontano da qui, strade scivolose di città in fermento, lucidate da piogge fugaci, asciugate da zingare vite in viaggio.
Dentro la mia finestra, pensieri attorcigliati al fumo di sigarette ascendono al soffitto per sparpagliarsi nell'aria.
Rumori di vita, lontani.
Vicino, musica d'autunno.


EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA.

Ovvero, chi si scusa, si accusa!
Ebbene si, ho abbandonato questo spazio ma per cause di forza maggiore.
In questi mesi ho attraversato varie peripezie che mi hanno portato all'inizio di una nuova vita. Non più Firenze. Piccola cittadina in provincia di Roma.
Ho ritrovato un pò di aria di casa. E anche un pò di voglia di scrivere. Vi aggiorno subito con qualche nuovo post. D'ora in poi prometto di essere più costante, anche perchè tra pochissimo questo blog compirà un anno!
Novità: d'ora in poi, saranno mie sia le parole che le foto!

domenica 29 agosto 2010

VADI FANTOCCI, VADI!

Sotto questo titolo, d'ora in poi, leggerete le mie plateali, grottesche nonchè tragicomiche, figure di merda (perdonate il francesismo!).


Quella che sto per raccontarvi è fresca fresca fresca! Giusto di qualche giorno fa! E' una caldissima serata di fine agosto. Con la comitiva si decide di andare fuori a mangiare una pizza. Il pomeriggio trascorre nell'intento di vagliare le varie possibili pizzerie e sceglierne una. Infine, questa scelta si palesa, non mi viene comunicata chiaramente e in men che non si dica, si decide: ore 20:00, davanti casa di Chiara, e si parte! Praticamente inutile dire che io sono abbondantemente in ritardo. Ma non come le persone normali, della serie "dieci minuti e arrivo!". No! Un'ora e mezza! Menomale che tra coloro che ormai da anni aspettano stremati i miei ritardi, c'è qualcuno che ancora mi attende pazientemente. E mentre gli altri partono alla volta della pizzeria, questo qualcuno resta ad aspettarmi. Insomma, fattostà che usciamo di casa alle 21:10. Sosta acquisto sigarette. Si parte. Lungo il tragitto ci domandiamo dove siano gli altri, quale pizzeria abbiano scelto e dove dobbiamo raggiungerli. Li chiamo. Sono già seduti a tavola, ci stanno aspettando. Mi dicono il nome del locale, mi spiegano dove si trova e aggiungono che l'insegna è visibilissima e c'è disegnato sopra un toro. Facile. Bene, in prossimità di questa fantomatica pizzeria, giriamo un pò con la macchina per parcheggiare, e vedo l'insegna. Il nome del locale mi sembra quello, il posto anche, e il toro c'è. L'unica cosa che mi turba è la fila fuori. Decine di persone in attesa di un tavolo! Dentro, la ressa, locale pienissimo. Io entro, con totale nonchalance. Mi viene incontro il gestore del locale e mi rivolge un gentile "Buonasera". Rispondo e spiego che c'è un tavolo di più o meno 12 persone che ci aspetta già da un pò. Il tizio mi guarda come se fossi appena scesa da un'astronave con un cappello da prestigiatore in testa. Con un affabile sorriso mi spiega che nel locale non c'è nessun tavolo da 12. Io, inarrestabile, pronuncio le fatidiche parole :"è impossibile! Mi hanno detto di essere quì! Lei non li riconosce, io si, faccio un giro per il locale e li trovo io!". Allora il signore si scansa, lasciandomi passare. Ovviamente, io faccio il giro dell'intero locale e non trovo nessuno. A quel punto realizzo di aver sbagliato locale. Mi sto per sotterrare, e cerco di guadagnare l'uscita passando inosservata. Inutile dire che non ci riesco, e mi ritorna incontro il gestore del locale, con l'espressione di uno che non aspetta altro che prendersi gioco di me. "Li ha trovati?" mi dice. Io, con gli occhi e la voce bassi rispondo: "Ehm...no...ma forse devono ancora arrivare....uhm...li aspetto fuori". Il tizio, continuando a guardarmi, mi fa vedere la faccia di uno che ha una battutaccia sulla punta della lingua e non riesce proprio a trattenersi dal cacciarla fuori dalla bocca. "Ehhhh signorina, mi sa proprio che le hanno fatto una BUFALATA stasera!". La mia faccia è come quella dei manga con la gocciolina sulla fronte. Il tizio è tutto compiaciuto, convinto di aver fatto la battutona del secolo, dato che il locale si chiama "Fratelli La Bufala". La mia risposta è qualcosa di indecifrabile. Esco dal locale. Io non mi spiego come possano sempre succedere tutte a me ste cose!

venerdì 27 agosto 2010

NONCURANZA O IMMAGINAZIONE?

Una striscia di bagnanti a ridosso della battigia, un'accozzaglia di insetti intorno ad un formicaio d'acqua blu. Ombrelloni sparsi e disordinati, inflizati su una sabbia inerme. Il sole sopra tutto, sembrava starsene fermo lì, a specchiarsi nel mare. Invece, tra un'oretta, si sarebbe già accasciato rossastro dietro le Eolie appoggiate sulla linea dell'orizzonte. A completare lo scenario, una ditata di gesso bianco su una lavagna color carta da zucchero: la luna, di giorno, in cielo. Era come se volesse dire : hey voi, lì sotto, ci sono anche io quassù, mica solo quel pallone gonfiato di un sole! Guardatemi!
Quel vecchio arrivò adagio, come se stesse seguendo una processione immaginaria. Si trascinava con una flemma astrusa, un graffio sul quadro del paesaggio. Quella flemma strappava lo sguardo da qualsiasi altra cosa tu stessi guardando, e ti costringeva a guardare lui.
E sembrava non avesse fatto altro per tutta la sua vita passata, se non camminare con flemma dentro quella processione immaginaria. Sembrava non avesse mai fatto null'altro che camminare. Aveva l'aria di aver camminato per una vita, e di venire da lontano. Ma molto probabilmente arrivava da qualche casa da villeggiatura sul lungomare.
Con l'aria serafica e un sorriso accennato, portava sottobraccio quattro pezzi di legno. Attraversò la spiaggia e, senza esitazione di alcun tipo, si fermò improvvisamente. Era come se avesse trovato il posto che cercava, come una X su una mappa del tesoro. Quei quattro pezzi di legno che portava sottobraccio, ora avevano una forma più distinta: uno sgabello. Lo aprì e si sedette.
Io rimasi a fissarlo dietro i miei occhiali da sole. A vederlo, pareva un vecchio qualunque, come mille altri ce ne sono al mondo. Eppure c'era qualcosa di particolare, ma non riuscivo a capire cosa.
Così seduto su quello sgabello, nel bel mezzo della spiaggia e ben lontano dalla striscia di bagnanti assiepati sulla riva, potevo vederlo bene. Sotto un berretto rosso, i capelli bianchissimi. Il volto compiaciuto. Una camicia bianca. Pantaloni di lino. Scarpe da ginnastica con lacci legati in vistosi fiocchi. Le mani sulle ginocchia. Lo sguardo fisso davanti a sè. Non riuscivo ancora a cogliere cosa ci fosse di così magnetico in quel vecchio.
Rimase fermo per un pò. Poi si tolse le scarpe e la camicia. Si portò una mano alla spalla destra, e intuii che aveva con sè uno zaino, dal quale tirò fuori un telo da mare. Alzandosi, si avvolse il telo intorno alla vita, e dopo qualche minuto, quando lo lasciò cadere sulla sabbia, indossava un costume da bagno.
Ancora niente, non riuscivo a cogliere lo spigolo di quella personalità.
Si risedette, con le gambe accavallate. Non si guardava intorno. Continuava a guardare solo dritto davanti a sè, con un'espressione compiaciuta.
Poi fu un attimo.
Un volo.
Un paracadutista atterrò alle spalle del vecchio, tra lo stupore di tutti e la curiosità di un gruppo di ragazzini che gli si raccolse intorno. Il paracadute come un soufflé rosso che si afflosciava nel forno troppo caldo di quella spiaggia. Un avvenimento straordinario per un pigro pomeriggio di mare. Il paracadutista come un divo, i ragazzini che guardano con curiosità quello strano marchingegno che fino a qualche istante prima teneva sospeso in cielo un ragazzone alto e rasato, ora preda degli occhi di tutti.
Allora tornai a posare gli occhi sul vecchio. E finalmente capii cosa c'era di strano ed inatteso in lui: la noncuranza. Un'ostentata indifferenza. Dietro le sue spalle il marasma del soufflé afflosciato, e lui seduto, il volto compiaciuto, le mani sulle ginocchia e lo sgurdo fisso davanti a sè. Nulla lo toccava. Nulla lo disturbava.
Nulla sembrava poterlo distogliere dal suo compiacimento.
Chissà che stava a guardare, poi! Doveva essere qualcosa di fantastico e sensazionale!
Allora mi domandai se invece non stesse semplicemente a guardare; se invece di guardare, stesse immaginando qualcosa.
Cosa stava immaginando di così coinvolgente, al punto da non considerare più tutto il resto?

Imagination is more important than knowledge... L'immaginazione è più importante della conoscenza...

domenica 8 agosto 2010

ATTIMI...

Ci sono dei momenti.
Io li guardo.
Viverli mi sarebbe quasi impossibile.
Allora mi fermo.
E li guardo e basta, quei momenti.
Viverli significherebbe mancare lo spettacolo davanti ai miei occhi.
Se invece li guardo e basta, riesco a fermare tutto.
Se potessi, fermerei anche il respiro. Lascerei palpitare solo i miei occhi, ne farei due presse. Poi, prenderei quei momenti, e li schiaccerei sotto le presse, per imprimerli nel mio cervello.
Quando vedo un bel momento, mi sforzo sempre di stamparlo nella mia mente e lasciarlo lì, per poterlo andare a ripescare quando ho voglia di rivederlo.
Funziona più o meno così.
Uno vive. Vive la vita ogni giorno. Una vita fatta ogni giorno di mille momenti. Mille momenti. E talvolta è come dormire. Poi arriva quel momento. E quello lì che sta vivendo, si sveglia, smette di vivere e comincia a guardare. Troppo bello quel momento, troppo unico per viverlo. Ma perfetto, invece, per essere guardato e pensare "Cazzo!". E non riesce a fare nient'altro quello lì, solo guardare, godere e pensare "Cazzo!". Non succede spesso. E tante volte non succede quasi mai per quei momenti per i quali uno si aspetterebbe succedesse. Ed è questo il bello. Uno vive un momento; poi un altro; poi un altro, poi un altro, poi un altro. Poi ne arriva uno ben preciso, e quello pensa "Cazzo! ora mi sveglio e comincio a guardare!". E invece ... niente! Non si sveglia. Continua a vivere una vita fatta di mille altri momenti. E ad un certo punto, senza nessun preavviso, si sveglia, smette di vivere, e si trova catapultato a guardare, a godere e a pensare "Cazzo!".Talvolta il momento è così meraviglioso, che anche se uno si sveglia, smette di vivere, comincia a guardare, godere e pensare "Cazzo!", a volte, anche se uno fa tutte queste cose, il momento è troppo. Troppo meraviglioso. E sfugge anche agli occhi. E le presse lottano per imprimerlo nel cervello. Ma lui, il momento, scorre, scivola, corre, fugge. E a quello lì rimasto imbambolato a guardare non resta che pensare "Cazzo!" e sforzarsi di farsi restare quel momento fermo negli occhi.
I miei momenti preferiti, quelli non da vivere, ma da guardare, godere e pensare "Cazzo!", sono tre: le albe, i tramonti e i baci.

martedì 20 luglio 2010

"NUOVI" STIMOLI

E' ufficiale! Ho il blocco del blogger!
La mia vena creativa è in fermento. Con occhi attenti, da buona cronista, scruto ciò che mi circonda alla ricerca di qualche spunto interessante.
Ma niente.
Cioè.
La vena creativa c'è, e la voglia di tenere aggiornato questo spazio è altissima.
Mancano gli spunti!
Allora che si fa?
Si apre Google alla ricerca di spunti interessanti.
Interessanti?
Ecco cosa mi hanno proposto!
-Racconta del tuo animale domestico.
Bene....e se vi dicessi che ho un pessimo rapporto con gli animali? Non farei mai loro del male, ma loro non piacciono a me e io non piaccio a loro, è una cosa reciproca! Il miei due ultimi, nonchè unici, animali domestici sono stati due pesci rossi, rispettivamente Renato e Ser Renato II. Il primo visse per anni, nutrito con le macine del mulino bianco. Poi un giorno lo tovai cotto e squamato. Qualcuno, cambiando l'acqua della boccia, mise quella calda. Il che segnò profondamente la mia adolescenza. Il secondo, mezza dozzina di mesi, ma pienamente vissuti. Era tutto un guizzo. Un giorno gli spuntarono delle macchioline sulla testa. Dopo un pò morì.
Non attacca, non è un argomento interessante.
Il secondo spunto che mi viene offerto è anche peggio, se possibile.
-Cerca qualche curioso servizio sui notiziari e commentalo.
Bene.... Mettermi davanti ad un telegiornale ultimamente è come andare al patibolo. Non fanno altro che parlare di emergenza caldo. E se fa caldo, fa troppo caldo, e se piove, è un'estate piovosa, e se ci sono due nuvole in cielo, è allarme nubifragio! UNA CATASTROFE PRATICAMENTE! Anziani e bambini vanno segregati in casa, collegati a un canale di irrigazione per campi di tulipani perchè devono bere tanta acqua, e rimpinzati di foglie di lattuga come le tartarughe!
In ogni caso, verso le otto accendo la tv. Tg1. Vedo per la prima volta la sostituta della Busi. Una sua brutta copia, praticamente, bionda tipo Barbie e parecchio inetta tra l'altro. Mi parte l'impeto di scagliare il telecomando e piantarglielo in fronte. Ma mi placo perchè annuncia un servizio che sa di fantascienza: la ripresa del settore industriale nelle prime due settimane di luglio. Parte una sviolinata sulla ripresa economica, bla bla bla. E poi, accade! In tutto il suo piattume appare Tremonti. Gli viene chiesto di commentare il fatto. Allora mi aspetto che, dopo una sviolinata del genere, lui confermi la notizia con entusiasmo. Invece che fa? Guarda oltre il microfono che gli viene puntato alla bocca e provo pietà per il malcapitato dietro quel microfono. Tremonti lo guarda quasi con schifo. Poi, senza minimamente accennare ad una qualsivoglia espressione facciale, se non quella del disgusto misto a qualcosa tipo "matuchecazzovuoidame?nonvedichenonsonoinvena?", schiude le labbra e farfuglia qualcosa (perchè Tremonti non parla, farfuglia!). Il riassunto di quel farfugliare è "uhm....si, diciamo di si, nelle prime due settimane di luglio si è registrata questa ripresa". E' la sua bocca a dirlo, ma la sua faccia urla "ehhh, tutto sto casino per niente!!!una ripresina minima!". E fa anche spallucce! Come se sua moglie gli avesse chiesto "metto il foulard di Gucci sul tailleur bianco, o quello di Moschino sul tailleur verde petrolio?" e lui gli avesse risposto "boh, fai un pò il cazzo che ti pare!". Che ameba! Ma non finisce quì! Non solo propina al povero malcapitato giornalista quella risposta, che tutto è fuorchè una risposta. Alla fine, per una frazione di secondo, il suo volto viene scosso da una linfa vitale, come se si fosse svegliato dopo 20 anni di letargo ed esclama (si, esclama, come nei fumetti con mille punti esclamativi e il Caps Lock attivato): "CALMA E GESSO!". Della serie, cari italiani, non cantate vittoria troppo presto, che siete ancora nella merda fino al collo!
Deglutisco con gli occhi spalancati.
Sto per spegnere la tv, frenando ancora l'impeto di scagliare violentemente il telecomando, e appare Lui, Silvio, in tutto il suo splendore. E che fa? Ripete la sua tiritera. E secondo lui, si, siamo in FORTE ripresa ma se i mezzi di comunicazione, tutti plagiati dalla sinistra, continuano ad infondere pessimismo nei cittadini, non andiamo lontano! Quindi, secondo lui, i cittadini non spendono non perchè non hanno i soldi, ma perchè i mezzi di comunicazione di cui ha il monopolio sono servi della sinistra e infondono pessimismo nell'acquirente. Quindi sta benedetta crisi non solo non esiste, ma se esiste è colpa dei COMUNISTI!
Complimenti Minzolini!
Ecco, ora lo posso scagliare il telecomando?????

martedì 6 luglio 2010

LANTERNE.

E' estate.
La puoi vedere andarsene a spasso per le vie della città, tra un ventaglio, un foglietto di carta sventolante, una mano che ripara gli occhi dal sole... insomma, c'è.
Ed è insopportabile.
Le mie giornate vengono scandite dal caldo e dalle imprecazioni contro di esso.
Aspetto la sera.
La sera non è che faccia meno caldo o che sia meno estate.
Ma la sera d'estate, per me, è inconfondibile.
E non perchè, come generalmente si pensa, la sera d'estate corrisponda necessariamente ad uscite e divertimenti.
Non so...la sera d'estate ha un che di poetico.... non saprei come dirlo altrimenti.
E anche stasera, come tutte le sere, è arrivata la sera.
Il caldo è talmente insopportabile che mi sposto sul balcone, nella speranza di poter essere colta da qualche leggera brezzolina. Ma niente. Fa un caldo assurdo.
Porto fuori anche il mio portatile, dal quale sto scrivendo.
E mi guardo intorno.
Il quarto piano di un condominio, circondato da altri condomini.
In sottofondo, poco invadente mi giunge il rumore della città. Non un insieme di rumori qualsiasi. Il rumore della città. Come se la città vivesse dentro un megafono. Ma io sono talmente lontana e assorta, che questo brusio resta solo un sottofondo. Perchè c'è una cosa che ancora più del brusio riesco a percepire, ed è il silenzio.
Non lo sento.
Lo percepisco.
Lo percepisco dentro le case, dietro le finestre spalancate. Dentro alle menti. Dentro i lampioni fermi e accesi nelle strade.
Ed è confortante.
E' rassicurante.
Nel buio della sera riesco a scorgere i profili dei tetti, qualche antenna.
E rare finestre accese, come lanterne. Pungono il buio con delicatezza.
Una finestra mi colpisce più di altre.
La luce che ne proviene è soffusa e rossastra.
Non posso fare a meno di aggrottare le sopraciglia e provare a stringere gli occhi per vederci meglio.
Quello di una finestra, è un orizzonte limitato.
E come ogni buon orizzonte da finestra che si rispetti, anche questo mi mostra solo un pezzo di vita.
Vedo la fonte della luce, distinguo che è una candela.
Vedo un letto.
O meglio, metà di un letto, che attraversa orizzontalmente la finestra aperta.
E delle gambe stese.
Troppo lontano per dire se siano le gambe di un uomo o di una donna.
Sono ferme, stese.
Poi, dopo qualche minuto, lentamente si muovono e si accavallano.
Ancora qualche minuto e si stendono di nuovo. Sempre lentamente.
Poi lentamente si girano di fianco.
E lentamente tornano a stendersi, un ciclo di movimenti calmi e misurati.
Sono due gambe. Lunghe e nude. Nella luce soffusa e rossastra di una candela. Dentro una lanterna accesa nel buio di un condominio.
E io le osservo.
Dentro le altre lanterne non c'è niente di vivo.
In quella lanterna ci sono due gambe.
Una persona.
Un pezzo di vita che attraverso quella finestra aperta si disperde dentro il rumore della città.
Il silenzio della vita nel brusio di mille altre vite.
Chissà chi è.
Chissà se leggerà mai questo post.

lunedì 28 giugno 2010

COME INCASTRARE UN PLAYBOY....MA ANCHE NO!

Salve a tutti, sventurati internauti che vi imbattete nei miei post!
So di essermi assentata a lungo. Ma non temete. Mera continua sempre a guardarsi intorno e cercare per voi qualche succulento (?) argomento di cui parlare, o straparlare, a seconda dei casi.
Bene, ci siamo. E' estate.
Estate, tempo di mare.
Tempo di relax.
Tempo di divertimenti.
Tempo di ormoni che ballano la samba.
Che poi non capisco perchè l'estate sia universalmente concepita come momento di cuccaggio spropositato. Voglio dire, mica c'è un periodo dell'anno ben preciso per accoppiarsi! Mica siamo animali!
Comunque. Dicevamo, estate, tempo di cuccaggio.
Aggiungeteci l'uso di internet che amplia i nostri orizzonti cognitivi.
Aggiungeteci uomini e donne presi dall'ansia da cuccaggio.
Ecco che il gioco è fatto.
Mi spiego meglio.
Basta aggirarsi, neanche con troppa attenzione o intenzione, sul web, per trovare guide, almanacchi, decaloghi, consigli, e chi più ne ha più ne metta, per il cuccaggio perfetto. E questo vale per uomini, donne, gay, trans, indecisi, vecchi, giovani, sposati, vedovi, separati, sadomasochisti, vecchine con la dentiera, e in genere ogni tipo di esemplare sessuato che abbia superato gli 11 anni. Ci sono regole per il cuccaggio perfetto a misura di tutti. E, ripeto, non è nemmeno difficile trovarle. Basta saltellare di forum in forum, di sito in sito, di post in post. Talvolta, non te le devi nemmeno andare a cercare. Te le trovi sotto il naso anche se non vuoi.
Non bastavano le solite leggi non scritte, insiemi di usi e costumi, che da generazioni ormai si tramandano di bocca in bocca. No. Adesso ci si mette pure internet ad insegnarti come si cucca.
Allora che fai? Le leggi un pò queste regole. Provi a dirti "beh, dai, forse trovo qualcosa che non so, qualche trucchetto per "incastrare" l'uomo della mia vita!".
Avete letto bene. Incastrare. Perchè è proprio così che te la fanno sembrare. Una missione per incastrare un uomo che, a quanto pare, nemmeno sa della tua esistenza ma che, con un pò di impegno, può inesorabilmente cadere ai tuoi piedi.
Ora, tralasciando il fatto che se uno non mi calcola nemmeno, non è che sto lì a crogiolarmi nel mio dolore. Nè tantomeno mi arrovello per cercare un modo che lo porti a notarmi. Posso fissarmi giusto un pò, ma poi non vado dalla Maga Circe a farmi preparare un filtro d'amore. Se non gli interesso, AMEN!
Tralasciando questo.
Con un approccio piuttosto ironico ma ragionato, mi metto a leggere queste regole.
Dunque, scorrendo le pagine di un noto blog per donne, trovo questo titolo : come incastrare un playboy.
E già quì, mi parte la risata.
Un playboy? Ma chi lo vuole un playboy??? Cioè, parliamone! Quale donna sana di mente si metterebbe a rincorrere un troncadonne che spezza cuori come fossero ostie la domenica mattina?
Vabè, mi metto a leggere queste regole.
Proverò a sintetizzarvele.
La prima è : lascialo respirare.
Ovvero, non stargli col fiato sul collo.
E già con questa prima regola, moltissime donne trovano difficoltà. E non fate finta di niente! Sappiamo benissimo come funziona! Professiamo privacy e libertà assoluta e poi appena è sotto la doccia gli leggiamo il cellulare. Vogliamo fare le sostenute, ma se non ci scrive un sms ogni mezz'ora andiamo in iperventilazione. E in più, noi siamo in grado di mandare sms inutili per ogni minima scusa idiota che ci venga in mente pur di sentirlo.
Numero due: spiazzalo e fai la preda.
Certo, perchè l'uomo in questione, il playboy, single incallito, con la rubrica del cellulare piena di numeri di donne pronte a prostrarsi ai suoi pedi ad un suo minimo cenno del capo, si fa spiazzare da una che gli sfugge. Uno che può prendere l'aperitivo con la mora, andare a cena con la bionda e concludere la serata con la rossa, perderebbe del tempo a correre dietro a te, povera cretina, che gli sfuggi. Certo!
Numero tre (la regola numero tre è talmente idiota che non posso sintetizzarla, ma devo riportarvela testualmente): Ridere; quando finalmente uscirete con lui (perchè danno per scontato che lui vi corra dietro ed uscirete insieme), siate spiritose, allegre, divertenti, anche un pò spericolate; fategli capire che stare al vostro fianco potrebbe rivelarsi ben più eccitante e vario che cambiare donna ogni notte.
Allora, quì avrei da dire tantissime cose.
1- Ridere. No, ragazze, vi prego, non fatelo! Non ridete ad ogni cosa che lui dice come delle deficenti davanti a un film Boldi-De Sica sotto Natale. Sembrereste delle mentecatte. Se le sue battute non fanno ridere, e, credetemi, certi uomini hanno l'umorismo di una scarpa, semplicemente non ridete. A costo che il damerino di turno vi trovi poco divertenti.
2- Essere allegre, divertenti, spiritose, ok, ci può stare. Sempre con acume e ironia intelligente. Non mettetevi a raccontare quella vecchia barzelletta dell'inglese, del francese e dell'italiano.
3- Spericolate. Parliamone. Da quando per conquistare un uomo bisogna darsi al free climbing? Cosa dovrei fare al primo appuntamento con lui? Entrare in una gabbia di struzzi? Legarmi al cruscotto di una ferrari e farmi usare come manichino in un crash test? Ma a chi viene in mente di scrivere certe idiozie?
4- Riuscire nell'ardua impresa di convincerlo a darsi alla monogamia con voi piuttosto che alla poligamia sfrenata con qualsiasi altra donna da 0 a 90 anni purchè respiri. Ora, siamo realiste. Per cortesia. Convincere un uomo che cambia donna ogni sera, che dormire sempre con la stessa sia molto pià eccitante e vario. La cosa si commenta da sola.
Ma proseguiamo, non è mica finita quì.
La quarta regola è "contenere", ovvero, evitare accuratamente nei primi momenti della relazione di fare ogni qualsivoglia seppur casuale e non voluto riferimento ad anelli ed abito bianco.
Certo. Come se tutte noi fossimo delle povere disperate che alla terza uscita cominciano a scegliere il catering per il ricevimento delle nozze. Ci trattano proprio come delle dementi su sti blog.
Quinta regola. Sorvolare.
Quindi, accettare con serena rassegnazione il fatto che prima di voi, nel suo letto, siano passate tantissime altre donne, le quali non devono minimamente stuzzicare la vostra curiosità e per le quali voi dovrete abilmente dimostrare di non nutrire nessun interesse.
Dai, si sa! Scoprire chi sia, come sia, cosa fa la ex del nostro uomo, è una delle cose che più ci appaga. E sparlarne poi? Una goduria! Non siamo tagliate per fare le sostenute! Ci piace non farci i cazzi nostri manco a morire. Questa quinta regola è dunque offlimits.
Numero sei. Sguinzagliare.
Qui si consiglia alle donne, come sopra, di non stare troppo col fiato sul collo al nostro playboy, di lasciargli vivere la sua vita come ha fatto fino ad ora, senza opprimerlo e senza voler passare troppo tempo con lui. E fin qui, niente di sbagliato. Poi continuano consigliando di non uscire troppo spesso con lui, nemmeno nel caso in cui sia lui a chiederlo ma, anzi, di incitarlo ed incoraggiarlo a fare quello che faceva prima di conoscere voi, quindi, partite di calcetto, giri in moto, tornei alla PS3 con birra e rutto libero. Il tutto in maniera sottile però, in modo da mantenere il controllo della situazione ma lasciando a lui la parvenza di essere comunque "libero". No comment.
Regola numero sette: osservare.
Qui si consiglia alla malcapitata di cercare di uscire con lui anche in compagnia dei suoi amici. Prima ti dicono di non opprimerlo e di lasciargli i suoi spazi, poi ti dicono di uscire con lui e con i suoi amici. Il tutto, però, ad uno scopo ben preciso: parlare con i suoi amici e capire di che gente si circonda, cosa ama fare ma soprattutto scoprire che genere di donna gli piace. Perchè ovviamente, gli amici, che sono sempre e comunque amici suoi e non tuoi, sposerebbero la tua causa e ti aiuterebbero a conquistarlo, certo! Sarebbero sicuramente dalla tua parte. E poi, ammesso e non concesso che questi amici possano decidere di aiutarvi nell'impresa, siete proprio sicure di voler diventare quello che lui vuole da una donna solo per il piacere di conquistarlo? Io mi auguro solo che non ci sia una donna sulla faccia della terra che possa credere a tali stronzate.
Ultima regola, la ciliegina sulla torta: SCARTARE!
Quindi, dopo tutto l'ambaradan di buoni propositi sopra citati, l'ultima regola è quella di prendere in considerazione l'idea di mollarlo voi. Dopotutto, se non si è accasato fino ad ora, un motivo ci sarà! Insomma, se la vedete nera, lasciate perdere, a meno che non siate fermamente convinte che lui sia un vero principe e non uno dei tanti rospi.
Qui scatta l'applauso!
Cioè, dopo tutto quello che mi hai detto fino ad ora, mi dici di lasciare perdere???? E soprattutto mi chiedi di avere la certezza che lui sia il principe azzurro??
Ma questi, hanno scoperto l'acqua calda??????
Prima di tutto, il fascino del playboy è già decaduto da un pezzo. Credo che l'ultimo playboy papabile sia stato Fonzie di Happy Days.
E in secondo luogo, come si fa a dare consigli così stupidi alle donne? Com'è possibile?
Ragazze, mettiamoci in testa che conquistare un uomo prescinde da tutte queste minchiate. O gli piaciamo o non gli piaciamo. Punto. Senza tante storie. E se ci vuole, bene, se non ci vuole, poco male! Non cediamo alle regolette tratte dal Cioè. Non funzionavano nemmeno quando avevamo 12 anni, figuriamoci adesso!
E ricordatevi: l'uomo è una bestia abitudinaria. Non cambia tanto facilmente. Con questo non voglio dire che dobbiamo necessariamente essere tutte delle disilluse, aride e poco ben disposte all'amore. Ma semplicemente, scordiamoci il mito della donna crocerossina. Un uomo non si accasa perchè la donna è brava a conquistarlo, ma perchè è lui che decide di farlo. Possiamo spassionarci, ma è così. Playboy o nerd che sia, se un uomo non è predisposto ad una relazione, è meglio lasciar perdere. Non lo si può convincere e soprattutto non dobbiamo nemmeno cercare di convincerlo. Possiamo anche provarci all'inizio, ma se non ci riusciamo, insistere è inutile ancorchè umiliante.
Donne, insomma, un pò di dignità!
E soprattutto, SMETTIAMO DI FARCI LE PARANOIE E NON CORRIAMO DIETRO A UOMINI IMPOSSIBILI, CHE NON HANNO NESSUNA INTENZIONE DI STARE CON NOI!
Questo post lo dedico a tutte quelle che almeno una volta nella vita hanno intrapreso la missione di correre ditro ad un uomo che voleva solo divertirsi, o che non era pronto per una relazione, o che non sapeva cosa voleva dalla sua vita, o che semplicemente era un cretino, o che non ha mai saputo cogliere la bellezza di una vita con una donna accanto. Questo post lo dedico a tutte le donne che almeno una volta nella vita hanno creduto di essere sbagliate loro, di non essere all'altezza di un uomo, di non essere donne abbastanza per conquistare un uomo. Questo post lo dedico a tutte quelle donne come me che amano riderci sopra.
A queste donne dico:
LASCIATE PERDERE QUESTE REGOLETTE! Siate voi stesse! Ridete, divertitevi e amate secondo le vostre regole. Non permettete a nessuno di mettervi dei paletti. Non lasciate che un uomo vi plasmi a sua immagine e somiglianza. Non è scontato che un uomo impari ad apprezzarvi, ma se lo farà vi vorrà per quelle che siete.
Sembrerà banalissimo, ma, care mie, è cosi.

mercoledì 5 maggio 2010

SCILLESI: OVUNQUE E COMUNQUE!

Lo scorso finesettimana è stato l'emblema di quello che io farei tutta la vita: LA TURISTA!
Ma andiamo con calma.
Per la prima volta in 23 anni, sono riuscita a sconfiggere la "maledizionedelprimomaggio".
Ebbene si. Ogni anno , per anni, ho provato ad andare a quel concerto in Piazza San Giovanni. Ma all'ultimo minuto capitava sempre quell'imprevisto malefico che mi impediva di andarci.
Ma quest'anno per fortuna, ce l'ho fatta!
Con le mie tenaci compagne d'avventura, Lucia e Simona, riusciamo perfino ad arrivare in prima fila al concerto, così che posso godermi al meglio l'esibizione di Paolo Nutini, motivo principale del mio "VOGLIO A TUTTI I COSTI ANDARE AL CONCERTO DLE PRIMO MAGGIO", sparato nelle orecchie di chiunque nei precedenti 7-8 giorni. Inutile dire che è stato bravissimo. La serata continua con Carmen Consoli, Vinicio Capossela, i Baustelle e bla bla bla bla. Il giorno dopo sono a pezzi, ma decido comunque di fare la turista in vacanza a Roma. Scelgo di vedere la mostra di Caravaggio alle scuderie del Quirinale, ma tre ore di fila mi sembrano eccessive, così opto per Edward Hopper. Bellissimo, ne valeva la pena. Saluti, baci e abbracci, il mio fine settimana romano finisce, con tanto di pioggia.
E sticazzi, direbbe qualcuno! E avrebbe pure ragione! Che ve ne frega???
Niente.
Il tutto per raccontarvi questo piccolissimo episodio.
Mezz'ora prima del concerto prendo la metro da Termini per andare in Piazza San Giovanni.
Ora, la stazione è praticamente piena. I vagoni della metro altrettanto.
Io, con le mie fedeli compagne d'avventura, salgo su un vagone a caso, quello che spalanca le porte davanti a me. Sedili tutti occupati, ovviamente. Mi attacco al palo, come si suol dire! In senso letterario e figurato. E siccome io devo essere sempre la buffona di turno, mi lancio in una ridicolissima e grottesca , ma pur sempre solo accennata, lap dance, sulle note di Sweet Dreams, da me intonata.
A quel punto, l'impensabile.
Una voce alle mie spalle mi gela il sangue nelle vene.
"Ciao Mariagiovanna".
Per un attimo non oso girarmi, tanto sono congelata. Le mie mani sembrano incollate a quel palo.
Trovo il coraggio, e mi giro.
Quattro ragazzetti del mio paese. Anche loro a Roma per il concerto.
"Ohhhh, ma ciaooooo!!! Ma che ci fate voi qui????" La mia forzata disinvoltura è veramente vergognosa. Tutti e cinque stendiamo un velo pietoso su quello che era appena accaduto ed iniziamo a conversare su cose del tipo "ah, ma quindi siete anche voi qui per il concerto!Pensa, che bello!!!!". E intanto nella mia testa penso "ma porca troia, per strada manco ci salutiamo tra un pò e ora dobbiamo fare conversazione dopo la mia ennesima figura di merda!".
In ogni caso, la morale della favola è:
Non importa dove ti trovi. Non importa quello che stai facendo. Sappi che ci sarà sempre uno scillese ad osservarti in agguato, pronto a sputtanarti in qualsiasi istante.
Scilla caput mundi!

PARTIRE E' UN PO' MORIRE/3

Questa devo proprio dirvela.
Non ho potuto fare a meno di notare che la Sazione Termini di Roma ha preso coscienza del fatto che ci sono tanti poveri sventurati come me in giro! E quindi si sono attrezzati.
Ricordate "Partire è un pò morire/2"?
Il mio treno da Roma per Firenze che parte dal binario 2E e io che non trovo sto benedetto binario 2E?
Bene!
Ieri dovevo prendere lo stesso treno, ma niente problemi questa volta. Sapevo già cosa volesse dire quel "2E". Sicchè mi avvio col mio baule verso questo fantomatico ed improbabile binario. Immersa nei miei pensieri riesco comunque a sentire l'annuncio: "Il treno regionale per Firenze Santa Maria Novella è in partenza dal binario 2E". E penso, sai che novità!
Ma la voce continua: "Attenzione, il binario 2E, 2Est, si trova sulla piattaforma Est della stazione".
Grazie Ferrovie dello Stato per aver capito che siamo tutti un pò cretini a sto mondo! Voi compresi, dato che potevate dirmelo prima che mi scapicollassi per mezza stazione con dei pesi massimi a carico!

lunedì 19 aprile 2010

GLI “LDK” E IL “RINASCIMENTO” DELLA MUSICA POPOLARE: UN PRESENTE CHE SA INESORABILMENTE DI PASSATO.

Gironzolando qua e là sul web, mi è capitato di leggere che “…Chi ama la musica sa cosa essa rappresenta nella vita di un essere umano: uno straordinario, immenso patrimonio di idee, di sentimenti sulla vita, sul mondo, che le generazioni del passato mettono a nostra disposizione.”.
Si tratta di un’espressione piuttosto chiara riguardo la musica e il suo ruolo in una società come la nostra che, per come la vedo io, troppo spesso, si trova a doversi rinnovare per sopravvivere. Ed in campo musicale, “innovazione” non sempre corrisponde a “buona musica”. Poi, si sa, la musica, come ogni altra espressione artistica, tende ad avere un approccio soggettivo nei confronti dell’individuo, che in base alle sue percezioni e preferenze si costruisce via via un “gusto musicale” personale.
Pertanto, assistiamo ed abbiamo assistito, specialmente nell’ultimo decennio, ad un conflitto tra presente e passato. Un passato glorioso, con nomi altisonanti, e testi, e melodie che hanno fatto la storia della musica. Un presente che tenta, tende, talvolta arranca, barcamenandosi per raggiungere un’identità propria in campo musicale, che io, personalmente, non riesco a vedere. Vedo solo, detto in poche parole, musicisti, spesso improvvisati, che dicono di “ispirarsi” a colossi del passato, ma in realtà, scopiazzano. E anche male.
Ma il passato della musica…. È solo questo? È solo un grande serbatoio dal quale attingere e pescare qualche ideuzza da propinare come “innovazione” su un già troppo affollato mercato discografico? O è qualcosa di più?
A voler cercare bene, qualcosa di buono da riportare alla luce dal passato potrebbe esserci…
A proposito di passato, credo sia cosa piuttosto comune essersi accorti delle luci della ribalta puntate, negli ultimi tempi, sulla musica popolare. Un “rinascimento” che comincia già per diversi aspetti negli anni Settanta, ma vede il suo culmine proprio ora, in questi famigerati Anni Zero.
Su questa scia nascono decine di cantautori e gruppi musicali, noti e meno noti, ma tutti spinti dalla stessa voglia di fare buona musica, riscoprendo l’amore per quelle tradizioni rimaste nel dimenticatoio.
Tra questi, mi è capitato di venire a conoscere i Ladri De Kaine (LDK), che in dialetto cavese (da “Cave”: cittadina della provincia di Roma, situata tra i monti Prenestini e i colli Albani) letteralmente significa “Ladri di Galline”. Il nome nasce da una battuta scherzosa. Il gruppo, invece, nasce l’anno scorso dalla passione di questi ragazzi per la musica popolare e la voglia di far divertire la gente che li ascolta. A fondare il gruppo, Emanuele Picozzi, all’organetto diatonico , e Daniele Mazzenga, alla tammorra. Poco dopo arrivano Luca Foschi, al sax soprano, Davide Grillini, alla tammorra, e Francesco Scalise, chitarra e voce. Ultimi arrivi del gruppo, l’incantevole voce di Lucia Conte e Gianluca Mazzenga alla tammorra. Il gruppo è quindi al completo.
La fusione di più strumenti, suonati abilmente e con passione, l’intraprendenza, il saper apprezzare a fondo questo genere di musica e l’ironia che li contraddistingue, portano gli LDK a snodare il loro repertorio attraverso vari generi: tarantella, pizzica, taranta, saltarello, tammurriata e chi più ne ha più ne metta. Il repertorio è variegato. Il tutto rivisto e rivisitato, oppure riprodotto fedelmente, ma in ogni caso riportato alla luce.
Il gruppo ha già all’attivo molteplici esibizioni in diverse occasioni.
Passare una serata in compagnia degli LDK significa trascorrere qualche ora in allegria, spensieratezza, ma soprattutto, ascoltare buona musica. I pezzi sono coinvolgenti e tengono viva l’attenzione di un pubblico variegato ed eterogeneo. Attraverso gli LDK riprendono vita melodie incalzanti, che trascinano la voce e le gambe su ritmi sincopati ai quali è impossibile non cedere!
Anche loro, dunque, cavalcano l’onda di questo “rinascimento”, che altro non è che la riscoperta di una musica densa di storie e tradizioni, espressione di gioie e dolori di quei popoli del meridione, sempre accompagnati da un fardello troppo pesante, il fardello del riscatto.
Un ritorno al passato, insomma, che ci riporta con la mente ad antiche feste di paese e ritornelli cantati dai nostri nonni, tenendoci però saldamente ancorati ad un presente che riesce ancora a trovare spazio per le tradizioni
Ed è proprio questo ciò che lega i componenti degli LDK: la voglia di fare buona musica riscoprendo il passato, non prendendosi troppo sul serio, ma facendo divertire chiunque incroci le loro note.
La musica, dunque, come testimone di un trascorso genuino, di un passato fervido e puro. La musica come mezzo di intrattenimento, ma anche canale culturale a pieno titolo. La musica come stralcio di storia intersecata tra le corde di una chitarra o che gira insieme allo scialle di una “tarantolata”.
PS=Ecco il link della pagina facebook degli LDK:

giovedì 18 marzo 2010

...PRONTO?...CHI PARLA??...

Ho deciso che in questo blog non riporterò solo episodi e malefatte che mi riguardano in prima persona.
Dal momento che amo circondarmi di gente che vive le mie stesse paturnie, non posso esimermi dal raccontarvele, giusto per farvi fare quattro risate!
L'episodio che mi accingo a raccontarvi vede protagonista mia sorella Serena, già citata qualche post più giù (si, quella con l'aria serafica mentre il mio treno partiva e lei aveva addosso il mio borsone, proprio quella!).
Come tutti ben sapete, mi auguro, siamo in piena campagna elettorale.
E siccome tutto si evolve, dalla specie umana, ai telefoni cellulari, alle mode, alle automobili, eccetera, eccetera, eccetera, anche le campagne elettorali, negli ultimi anni, hanno visto umini e donne proporsi e vendersi alle masse nei modi più disparati. E così abbiamo assistito ad un'ampia gamma di castronerie colossali, dai manifesti "photoshoppati" per aumentare le chiome, a slogan scopiazzati da politici d'oltreoceano, a canzoncine da coro parrocchiale quali "menomale che S***** c'è". Ogni riferimento a fatti, cose o persone è puramente casuale, dato che siamo in par condicio e non vorrei rischiare la censura. Coi tempi che corrono, non si sa mai! Il bavaglio è sempre in agguato!
In ogni caso, anche le campagne elettorali si evolvono. E pur di raccattare il più misero dei voterelli del più lontano e sperduto cittadino italiano, si farebbe di tutto.
Insomma, ecco cosa voglio raccontarvi.
E' un tardo pomeriggio di marzo.
Serena è da sola a casa, intenta a preparare la sua valigia con la minuzia che la contraddistingue. Manca poco e prende la squadretta per sistemare pantaloni e magliette con la precisione di un orologiaio svizzero.
Squilla il telefono.
-Pronto?
-Buonasera, sono Pierferdinando Casini.
- (...!!!...) aaahhhh...... BBBBBuonasera!
A questo punto dalla cornetta fuoriesce un linguaggio forbito ma colloquiale che indica al malcapitato, in questo caso mia sorella, tante buone ragioni per sostenere l'Udc alle prossime elezioni.
Non oso immaginare la faccia di mia sorella. Me la vedo lì piantata in camera sua, col cordless in una mano e la squadretta nell'altra, l'espressione incredula, gli occhi sbarrati.
Ma la cosa che più mi ha fatto ridere quando me l'ha raccontato, è che lei rispondeva anche!
Non essendosi accorta che si trattava di un nastro registrato, lei colloquiava amabilmente con l'onorevole Casini, senza realizzare in un primo momento che era solo una voce registrata!!!
Che volete farci? I cromosomi sono gli stessi! E i cromosomi NON MENTONO MAI!

mercoledì 17 marzo 2010

MERA COME BECKY BLOOMWOOD!


Ebbene si!
Mi sono assentata troppo a lungo.
Le mie "vacanze romane" si sono protratte più del previsto.
In più, è arrivata la piccola Aurora, prima bambina della famiglia da 18 anni a questa parte!

In ogni caso, sono tornata!
E ne avrei di supidagini da raccontarvi.
Ma mi limiterò a raccontarvene una sola.

Mi dispiace per i miei lettori più accaniti, ma questo episodio possono comprenderlo a pieno solo le lettrici più accanite di Sophie Kinsella.

E' già primavera. Anche se non ufficialmente.
La stazione di Roma Termini è gremita di gente, valigie, promoter della 3 che vogliono affibbiarmi a tutti i costi una chiavetta per la navigazione in internet, Marco Columbro, bimbominkia, truzzi, turbanti, caramelle, volantinaggio spropositato e pubblicità dell'Udc trasmesse a ripetizione sugli schermi su un sottofondo dell'inno di Mameli.
L'aria è tersa e la temperatura gradevole.
Tanto gradevole che decido di concedermi un gelato in attesa del mio treno.
Fragola e fiordilatte.
Con il cono in una mano e gli occhiali da sole sulla testa, trascino me e il mio, ormai celeberrimo, baule rosa, all'uscita della stazione, dove mi piazzo nel mezzo di un quarato di sole.
Mentre mi godo il sole caldo sulla faccia e il gelato freddo sulla lingua, accade qualcosa di inaspettato.
Un ragazzo con gli occhiali, scattante e allampanato, copre a passi lunghi il perimetro del quadrato di sole, parlando concitatamente al cellulare.
Non gli presto molta attenzione.
Ma lui continua a camminare e parlare.
Finchè pronuncia una frase:
"sono all'uscita della stazione vicino alla ragazza con la valigia rosa".
La ragazza con la valigia rosa.
Ho appena realizzato il sogno di Becky Bloomwood.
Sono "la ragazza con la valigia rosa" e tutti si ricorderanno di me come della "ragazza con la valigia rosa".
Che soddisfazioni!



giovedì 11 febbraio 2010

LA TV COME SPUNTO DI RIFLESSIONE (UNA VOLTA TANTO)

Mi sento molto a disagio a parlare di un argomento serio data la mia solita ironia.
Ma questa volta mi sento quasi costretta a farlo.
Credo di non essere stata la sola stasera ad essersi trovata davanti alla tv a vedere Le Iene.
Premetto che non ho un'opinione ben definita su questo genere di trasmissioni. Spesso si portano alla luce inchieste e casi eclatanti che tanto fanno parlare e suscitano scalpore. Così vediamo servizi e sentiamo parlare di argomenti che acquisiscono una certa credibilità agli occhi del grande pubblico solo perchè "...eh sai, l'hanno fatto vedere ieri sera alle iene!!".
Io penso che il punto sia un altro. Dichiarare la veridicità piuttosto che la falsità dei servizi non è il punto fondamentale della questione. Anche perchè il più delle volte, per quanto divertenti ed esilaranti siano i servizi, come si suol dire, scoprono l'acqua calda; vanno cioè a trattare argomenti che, la maggior parte delle volte, sono sotto gli occhi di tutti. O quasi.
Più che di vere e proprie denunce, secondo me, si tratta piuttosto di spunti di riflessione.
E io, stasera, ne ho colto uno, in particolare.
Un servizio, breve e conciso, in cui due donne, di spalle, hanno messo a nudo la loro vita, la loro intimità, parlando di infibulazione e mutilazione dei genitali femminili.
A questo punto mi fermo, e cito testualmente wikipedia, per chi non sa di cosa stiamo parlando:
"L'infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una mutilazione genitale femminile. Consiste nell'asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale."
Le due donne del servizio sono entrambe musulmane, una somala e l'altra marocchina. Raccontano l'esperienza della mutilazione vissuta in prima persona.
Agghiacciante, senza dubbio.
Agghiacciante innanzitutto il racconto del "come" praticamente avvengano queste barbarie.
Agghiacciante poi la spiegazione dei "perchè" si arrivi a compiere queste barbarie.
Ma la cosa che più mi ha colpito è stato capire come si tratti veramente di quello che comunemente viene definito "un fatto culturale". Spesso quando si parla di cose lontane dalla nostra mente si dice "beh, sai, è un fatto culturale!". Che mi sembra tanto un modo per tagliar corto su un qualsiasi discorso, o la battuta di una persona priva di argomenti.
E invece ho capito che qui, proprio di fatto culturale si tratta.
Mi torna alla mente un documentario, visto anni fa, in cui l'infibulazione veniva mostrata come una vera e propria cerimonia. Ricordo questa bambina piccola e sua madre che, poco prima di sottoporla a questa tortura, le intrecciava i capelli con delle conchiglie. Quasi fosse un'iniziazione.
Le due donne in tv continuano a raccontare.
Raccontano di come, soprattutto in Africa, le bambine e le giovani donne vengano letteralmente persuase a farsi mutilare con argomenti del tipo "diventerai una donna così".
Raccontano di chi e di come proceda ad espletare tale pratica, con lamette, pezzi di bottiglie, vetri, in condizioni igienico-sanitarie praticamente nulle.
Raccontano del dolore fisico.
Raccontano del dolore psicologico.
Raccontano di sentirsi "donne fredde".
Raccontano di come sia la società ad imporlo. Una donna non infibulata è impura e non trova marito. L'infibulazione è una garanzia della purezza della donna.
Entrambe infine si dicono, ovviamente, contrarie alle mutilazioni genitali ed invitano i loro connazionali a non procedere nell'infliggere alle bambine questa condanna.
Perchè proprio di condanna si tratta.
Il servizio finisce. E io comincio a riflettere.
I genitali di una donna sono la massima espressione della femminilità. Ci si sente donne proprio per quello.
Non sto a sindacare sulla verginità e sulla purezza, in quanto si tratta di argomenti troppo spesso dibattuti e sui quali , come è anche giusto che sia, ognuno può avere una propria opinione legata a fattori personali, sociali e culturali diversi.
Ma, quello che più mi scuote è il dolore psicologico. Il dolore fisico, per quanto atroce, prima o poi passa. Ma quello psicologico?
Può una donna sentirsi ancora tale dopo un atto del genere?
Perchè non può decidere da sè della sua verginità?
Perchè una donna deve essere costretta a non provare piacere sessuale?
Qual è il ruolo di una donna infibulata in una rapporto sessuale?
E' un oggetto. Un semplice oggetto.
Fine alla riproduzione. E al piacere dell'uomo.
Allora mi domando, possiamo noi, donne occidentali, riempirci la bocca con parole quali "emancipazione della donna" mentre in altre parti del mondo succedono queste cose?
Possiamo permettere che si alimenti la concezione della donna come mero oggetto sessuale?
Sappiamo esattamente cosa stiamo dicendo quando ci riferiamo alle vallette scosciate come ad oggetti sessuali?
Le vallette scosciate non sono oggetti sessuali. Nessuno le costringe a stare lì. Sono libere di decidere.
Un oggetto è una cosa, una cosa che non ha la facoltà di decidere da sè.
Volete sapere cos'è un oggetto sessuale secondo me?
E' una donna a cui viene negata l'essenza prima della femminilità, resa schiava di meccanismi culturali e sociali che le impediscono non solo di emanciparsi, ma la privano di ogni tipo di libertà, libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di decidere, libertà sessuale.
Allora, evitiamo lo stupido femminismo, di cui tante volte ci armiamo, a favore di uno più sano, più serio e ragionato.
E prima di dire che siamo trattate come oggetti sessuali, pensiamoci bene.
Noi, infondo, possiamo persino decidere di farci trattare come oggetti sessuali.
Loro no.






martedì 2 febbraio 2010

NON SONO CATTIVA! ...E' CHE MI DISEGNANO COSI' !

E' fantastico stare fermi per strada e improvvisamente sentire quello strano formicolio alla nuca.
Quella irritante sensazione che ti fa sentire osservata.
Ti volti.
E puntualmente c'è una con la faccia da stronza che ti sta fissando.
Allora metti su la migliore espressione da stronza che hai, tipo "che ti guardi?".
E ne ricevi una altrettanto acida.
Ti volti di nuovo verso la strada.
Ma il formicolio non cessa.
Aumenta, se possibile.
Allora ti rigiri verso la stronza.
Scoprire che indossa un paio di stivali identici ai tuoi non ha prezzo!

Ecco perchè mi fissava!
Come se avessi commesso un reato!
Come se l'avessi fatto apposta!
COME SE ME NE IMPORTASSE QUALCOSA!!!!



domenica 24 gennaio 2010

TROVA LE DIFFERENZE/2

La domenica pomeriggio fiorentina cede il passo alla domenica sera.
Io attraverso Piazza della Repubblica. La giostra illuminata in movimento. I mendicanti sotto i portici. Il Paszkowski irradia luce soffusa, opulenza e pianobar.
Imbacuccata per evitare di far troppa comunella coi pinguini, mi pianto al capolinea del 22.
Praticamente inutile dire che ho perso l'autobus per un pelo e che quindi ho un buon quarto d'ora (leggi "20 minuti") prima del prossimo.
Uffa. E ora che faccio? Non ho nemmeno l'mp3.
Accendo una sigaretta.
Mi guardo intorno con fare annoiato ma non troppo infastidito.
Disegno cerchi immaginari con la punta del mio piede destro.
Canticchio, ma poi cominciano a guardarmi come un'appestata, quindi smetto.
Provo a fare gli anellini di fumo, ma non ci riesco mai.
Essendo una molto ritardataria a volte dimentico proprio quanto sia indisponente stare ad aspettare. Senza fare niente, per giunta!
Continuo a fumare la mia sigaretta. Mi guardo le unghie. Tolgo i pelucchi dalla sciarpa. Guardo le altre persone alla fermata.
Ecco, a questo punto, la visione!
Un giapponese, con al collo un marchingegno non meglio identificato che sembra l'avanzo di uno space-shuttle, collegato a due aurocolari che sparano musica nelle sue orecchie.
Ma non è questa la cosa che ha catturato la mia curiosità e la mia.... ammirazione, diciamo!
Questo ragazzo, non avrà avuto più di 20 anni, mi ha praticamente fatta sentire la persona più stupida e inadeguata del pianeta.
Cioè, io, da povera comune mortale, fumavo una sigaretta per ingannare il tempo. Che plebea!
Lui, invece, faceva il cubo di Rubik!
E non come le persone normali , che si arrovellano per giorni e giorni, talvolta anni, senza nemmeno riuscirci certe volte!
NO!
Questo lo risolveva, lo disfaceva, lo risolveva, lo disfaceva alla velocità della luce e ripetutamente!!!
Cioè, provate solo ad immaginarvi la scena.
Io lì, statua di marmo con l'espressione incredula e la mia sigarettina tra le dita, immobili, tanto che la cenere non cadeva più consumando il tabacco.
E questo, come se la cosa fosse la più normale del mondo, a fare e disfare il cubo di Rubik, sbattendomi in faccia la mia inettitudine.
Io in vita mia il cubo di Rubik l'avrò toccato al massimo due volte, di cui sicuramente almeno una per sbaglio.
Lo dico io che i giapponesi, zitti zitti, oltre al sushi ed hello kitty, esportano silenziosi bambini indaco che ci ridurranno in schiavitù e governeranno non il mondo, ma l'universo intero!
Io nel frattempo, fumo!

mercoledì 20 gennaio 2010

LA MAFIA FA SCHIFO!

Mi scuso con i miei lettori più accaniti per la prolungata assenza ma ho dovuto riprendermi dall'arrivo/partenza traumatico/a, come potete leggere dallo scorso post.
Ma eccomi qui!
E siccome, come ho anticipato in tempi non sospetti, questo blog non tratterà solo frivolezze, ma di tanto in tanto mi cimenterò in qualche espressione di opinione seria, ecco appunto il mio primo post serio.
E' da poco passata la mezzanotte. Se fosse stato ancora tra noi, ieri Paolo Borsellino avrebbe festeggiato il suo settantesimo compleanno. Insieme alla sua famiglia. Coi suoi figli. Con sua sorella, Rita Borsellino. Con suo fratello, Salvatore Borsellino.
E' necessario fare questi nomi, renderli noti a coloro che ancora non sanno chi sono. Sono persone che ogni giorno, e dico ogni giorno, lottano perseguendo lo stesso abiettivo che era stato del fratello. Sono persone che parlano, parlano ai giovani soprattutto, cercando di tramandare un messaggio di giustizia e legalità.
A questo proposito, qualche giorno fa ho preso parte ad un avvenimento.
Siamo a Firenze e Salvatore Borsellino viene invitato a presenziare alla cerimonia per la piantumazione di sei alberi in Piazza Beccaria. Un albero in ricordo di Paolo Borsellino. Altri cinque per..... i ragazzi della scorta! Già, perchè questi spesso non hanno dei nomi. Muore l'eroe, muore Paolo Borsellino, tanto di cappello! Ma loro? Quei cinque ragazzi stroncati da una mafia troppo vigliacca per guardarli in faccia mentre li uccide? Loro?? Come si chiamano? Chi lo sa? Nessuno! Si chiamano "scorta!". Paolo Borsellino non sarebbe stato fiero di ciò!
Eppure è così.
Mi sono commossa a quella cerimonia, quando Salvatore Borsellino urlava brandendo la sua agenda rossa, proclamando ideali di giustizia e legalità. Mi sono commossa vedendolo gridare la sua rabbia.
In un'Italia in cui si eliminano le targhe a Peppino Impastato, in un'Italia in cui si rende onore a Bettino Craxi, uno che è morto da latitante, io mi sono commossa sapendo che c'è qualcuno che ancora si batte per ideali sani e giusti.
Poi però, mi sono guardata intorno. Quanti eravamo ad ascoltare quell'uomo parlare? 50? 60? Non di più, credetemi. Di meno forse!
E lì mi sono sentita quasi sconfitta. Sola!
Un pugno di gente, la metà dei quali meridionali.
Nessuno praticamente!
Allora è proprio vero che la mafia non esiste! E' vero che esistono solo eroi senza nomi di cui tutti si sono dimenticati il giorno dopo dei funerali!
Quella cerimonia per me ha avuto un significato profondo. Sei alberi sono stati piantati, sei piccoli alberi. La similitudine è chiara. E la promessa di Salvatore Borsellino, con le lacrime agli occhi, di tornare in quella piazza a primavera quando per la prima volta quegli alberi sarebbero fioriti.
Ma la gente dov'era?
Cosa faceva?
Temo di avere ragione tutte le volte che dico che se uno non ci nasce e non ci cresce e non ci muore in realtà mafiose, non sa nemmeno di cosa stiamo parlando!
Tutti quelli che si riempiono la bocca sputando ideali sentiti proclamare da qualcun'altro, dov'erano quel pomeriggio? Tutti quelli che appena si parla di mafia "ah, io non lo pagherei mai il pizzo!" oppure "ah, io denuncerei subito!!", dov'erano?
Forse, tutti questi benpensanti, non lo sanno nemmeno chi è Salvatore Borsellino. Non sanno manco cos'è l'agenda rossa. Non sanno manco cosa sono le stragi di maggio e via d'Amelio.
Sanno solo del Padrino e di fiction su Totò Riina.
LA MAFIA NON E' UN FILM!
E, per inciso, ecco i nomi della "scorta" ( per chi non li sapesse, basta googlarli!):
Agostino Catalano
Emanuela Loi (prima donna a fare parte di una scorta)
Vincenzo Li Muli
Walter Eddie Cosina
Claudio Traina



A breve le foto dell'evento.

lunedì 11 gennaio 2010

PARTIRE E' UN PO' MORIRE/2...

Giusto per non farci mancare niente, abbiamo anche un secondo post riguardo la partenza post-natalizia (ogni tanto parlo di me anche in prima persona plurale, noi!)
Ebbene, dopo aver lottato con la valigia (vedi "Partire è un pò morire/1"), ecco un altro sensazionale episodio della saga "Mera e le partenze"!
Si esce di casa che è ancora buio e fa un freddo boia. Ore: sei e quaranta del mattino. Famiglia Brambilla al completo, con tanto di nonna ottantatreenne da far salire sul treno a Villa San Giovanni e scaricare, tipo pacco celere 3, alla stazione di Roma Termini.
Numero bagagli: indefinito.
Si parte alla volta della stazione.
Arriviamo con 10 minuti di anticipo e trattasi di evento eccezionale dato il gene del ritardo che infesta il mio Dna!
Mera trascina il suo baule rosa. Papà trascina il borsone della nonna. Serena trascina il borsoncino di Mera. Mamma trascina la nonna.
Pochi convenevoli. Arriva il treno. Mera fa salire la nonna sul treno, papà le passa il baule rosa e il borsone della nonna.
Ma state bene attenti adesso. Tutto ciò che stava per accadere in quel momento si svolse nell'arco di una frazione di secondo.
Mi sporgo dai gradini del treno con un pò di rammarico, realizzando di non avere il tempo necessario per salutare i miei e mia sorella Serena. Allungo una mano per salutare. La porta comincia a stridere e mi rendo conto che sta per chiudersi. Mi ritiro. E mentre il vetro dell'oblò della porta ancora scorreva chiudendosi, un'immagine.
Una sola immagine.
Serena con l'aria serafica di chi non ha pensieri.
Serena col mio borsoncino a tracollo.
Espressione serafica.
Il mio borsoncino con tutte le mie scarpe dentro.
Espressione serafica.
Borsoncino.
Porta chiusa.
I miei pugni sul vetro.
"Noooo, il borsoncino".
Treno in movimento.
Panico.
Il tutto in mezza frazione di secondo.
Provate solamente a racchiudere tutte queste cose in una frazione di secondo: il saluto con la mano, la porta che si chiude, mia sorella fuori col borsoncino, io che urlo, il treno che parte.
Il tutto sotto gli occhi increduli degli altri passeggeri (cazzo si guardavano poi, ancora devo capirlo!). E dei due controllori, ovviamente.
Ok, cerchiamo di mantenere la calma.
Vado al mio scompartimento, metto a sedere per bene nonna che intanto si dispera, manco fossero sue le scarpe lì dentro. Sono mie! Le mie adorate scarpe!
Telefonata. Mamma. Si cerca una soluzione tra pianti, urla e panico.
Illuminazione. Con la determinazione di un ariete cerco il capotreno e mi lancio in una sviolinata di disperazione, con tanto di mani giunte da piccola povera bambina in saio bianco per la prima comunione: "La preeego, faccia qualcosa! Quel borsoncino è indispensabile alla mia stessa esistenza, la preeeegooo". Questo, nel vedermi così affranta e afflitta e disperata si mette un pò in movimento, cercando una soluzione. La soluzione è "sua madre metta il borsone in un vano bagagli del prossimo eurostar, le dice la carrozza e, quando il treno arriva a Roma, lei salga sul treno e recuperi la borsa".
Wow.
Sono senza parole.
Cioè, mi stai dicendo che in tempi di terrorismo e menate varie, durante i quali ogni 3x2 in aeroporti e stazioni senti una voce registrata che ripete sistematicamente ad ogni annuncio "vi raccomandiamo di non lasciare incustoditi i vostri bagagli", tu, brutto deficente di un capotreno, mi suggerisci di mettere un borsone incustodito su un treno???
Immaginatevi solo la scena!
Oddio, un borsone incustodito! Attenzione, allontanatevi tutti, potrebbe essere pericoloso! Artificeri! Vogliono farlo brillare! Booooooom! E pezzi delle mie ballerine leopardate che volano schizzati in aria dall'esplosione.
Oh dio, no!
Ma era l'unica cosa fattibile in quel momento.
Rischiare!
E rischiamo!
Ma per fortuna mia madre incontra un ragazzo di nostra conoscenza che sarebbe dovuto salire su quel treno, e non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi cortesemente portato il borsoncino fino a Roma, dove, con lo stesso sollievo di una madre che ritrova il figlio, io ho recuperato le mie adorate scarpe.
Tutto è bene quel che finisce bene, direte voi!
E invece no!
A parte il viaggio di sette ore e mezza con la nonna ottantatreenne isterica e nevrotica che per tenerla a bada non sarebbe bastata tutta la squadra di domatori di tigri del circo Orfei.
A parte quello.
Arrivo a Roma alle ore 15:00.
Recupero del borsoncino.
Nonna affidata agli zii.
Saluti e baci.
Il mio treno per Firenze è alle 16:47.
Ok. Sigaretta. Giro per i negozi. Bla bla bla.
E' quasi ora. Mi avvio al tabellone. Ancora non hanno comunicato il binario del treno.
Esattamente 10 minuti prima della partenza del treno, spunta il binario sul tabellone.
Binario 2E.
2E.
Che mi sa tanto di "Binario nove e tre quarti", quello di Harry Potter.
Vabè. Che cavolo di binario sarà? Mi guardo intorno cercando qualcuno con sul petto lo stemma delle ferrovie dello stato. Trovato.
"Mi scusi!"
".....".
"MI SCUSI!".
"...............".
"MI SCUSIIII, DICO A LEIII!!!!!!".
"NONPOSSONONHOTEMPOSTOFACENDOUNACOSAIMPORTANTE!".
Vabè, ho capito l'antifona. Devo cercarmelo da sola sto binario 2E.
Ci penso su un attimo. Sarà il binario 2 al settore E. Mi armo di forza e coraggio e arrivo infondo al bianrio 2, settore E, con i miei due bagagli, meglio noti come "pesi massimi". Il percorso è di poco più di 400 metri. Arrivo al settore E. Finisce la piattaforma. Non c'è nessun treno ovviamente. Un fischio,uno sbuffo e un treno che parte. Dal binario 2E ovviamente. Che è dall'altra parte dei binari, dalla piattaforma alla fine del binario 1.
Ora, parliamone.
Si può mai costruire un binario supplementare, chiamarlo Binario 2E e metterlo alla fine del binario1????
Evidentemente si.
MORALE DELLA FAVOLA: mi faccio tutti i 400 metri di nuovo per tornare dentro la stazione con i pesi massimi. Al duecentesimo metro del ritorno non cammino, arranco! Stremata e trafelata arrivo all'assistenza clienti. Mi cambiano il biglietto, devo pure pagare 14 euro di differenza per partire alle 18:20 con un intercity che mi fa arrivare a Firenze alle 21:00.
Ricapitolando, il mio viaggio della speranza è andato più o meno così:
Esco di casa alle 6:40 del mattino per prendere un treno alle 7:08, il borsoncino resta a terra, nonna sul treno che non riesce a star zitta e ferma, arrivo a Roma, recupero il borsoncino, affido la nonna agli zii, mi uccido trascinando mezza tonnellata di bagagli per prendere un treno che perdo e aspetto quattro ore alla stazione Termini di Roma per arrivare a Firenze alle nove di sera.
Se non è questo un viaggio della speranza!!

domenica 10 gennaio 2010

PARTIRE E' UN PO' MORIRE...


Io vorrei tanto conoscere chi coniò quest'espressione.

Perchè quasi sicuramente non si fece rotolare queste parole fuori dalla bocca solo perchè attraversato dalla linfa poetica.

No, io credo di no.

Per quanto io sia un'amante della poesia e una grande estimatrice dell'uso di parole lussureggianti, credo proprio che questa frase non sia frutto soltanto di un puro momento di poesia.

Secondo me c'è sotto qualcos'altro.

Ecco perchè voglio incontrare chi coniò quest'espressione. Perchè se è come dico io, può comprendermi a pieno.

Secondo me, anche quel qualcuno ebbe a che fare con un valigione che viene sbattuto costantemente su e giù per l'Italia e ora non vuole saperne di chiudersi.

E poi arriva mamma : " le hai prese le medicine?".

Con l'ultimo flacone di sciroppo, non può entrarci più neanche uno spillo!

Partire è un pò morire, soprattutto quando devi fare entrare mezzo quintale di roba in un minuscolo spazio vitale.

Partire è un pò morire, soprattutto quando guardo il mio "baule" rosa con l'espressione incerta tra il sorriso e il pianto.

Partire è un pò morire, soprattutto quando "ma come cavolo ho fatto a ridurmi così?".

Partire è un pò morire, soprattutto quando sono costretta a sedermi con tutto il mio peso non indifferente su un valigione che di chiudersi non vuole saperne.

Partire è un pò morire quando "la prossima volta giuro parto solo con un paio di mutande!".

Partire è un pò morire, soprattutto quando già senti quel leggero dolorino alla schiena che ti sderenerà il giorno dopo.

Ma non posso più fare questa vita!

....

Certo che però col mio bel baule rosa faccio la mia porca figura!


venerdì 8 gennaio 2010

QUALCUNO MI DIA TRE BUONE RAGIONI (E DICO TRE, E DICO BUONE) PERCHE' IO DEBBA RIFARE IL LETTO!

Dal momento che vivo da studentessa fuori sede, tutte le volte che ritorno a casa mia, con la mia famiglia, ho bisogno di rieducarmi a quel mondo per poter imparare ad apprezzarlo di nuovo.
E giusto stamattina ho riscoperto che la gente normale, di solito, rifà i letti.
Ora, provate per un attimo ad immaginare la scena.
Io, seduta al pc, in tutt'altre faccende affaccendata.
Mia nonna, ottantatreenne, fa capolino con la sua testolina semigrigia dallo stipite della porta, pronunciando le seguenti fatidiche parole: "mi aiuti a rifare il letto di tua madre?".
Sgomento.
Mio, non suo, ovviamente.
Solo sano sgomento.
Io non rifaccio un letto più o meno da..... mai, a pensarci bene!
E non perchè io sia talmente agiata da potermi permettere una serva che mi rifaccia il letto.
Semplicemente perchè sono una scansafatiche, miserabile e pigra. E lo ammetto senza ritegno.
Ma poi, perchè rifare un letto che sarà sfatto di nuovo in meno di ventiquattro ore?
In ogni caso mi alzo dalla mia postazione telematica, e seguo mia nonna in camera da letto.
Comincio meccanicamente a rifare il letto, copiando a specchio i gesti e i movimenti di mia nonna, in silenzio.
E penso.
Penso che sia molto premuroso da parte di mia nonna rifare il letto dei miei.
Di solito lo rifà mia madre, ma sicuramente sarà stata in ritardo stamattina e non ne ha avuto il tempo. Comprensibile. E' una donna che lavora.
E penso.
Penso che sia giusto che un marito trovi il letto rifatto, dopotutto.
E qui, a questo punto esatto del ragionamento, mi parte la valvola femminista.
E penso.
Beh, potrebbe anche rifarselo lui, il marito, il letto di tanto in tanto, no?
Dove sta scritto che lo deve rifare la donna?
E qui sono caduta nel solito banale femminismo.
Ok.
Cerchiamo di rendere il ragionamento più personale e meno generalizzante.
Se, e sottolineo se... anzi, lo scrivo a caratteri cubitali..
SE io un giorno mi dovessi sposare (tocchiamo ferro, possa non accadere mai!) dovrò rifare il letto non per un piacere personale ma per semplice dovere coniugale?
E' il principio che è sbagliato! O no?
D'altra parte, penso poi, io sono molto disordinata. E se sposerò qualcuno, molto probabilmente, sarà più ordinato di me, dal momento che non è molto difficile essere più ordinati di me.
E questo qualcuno, in pratica, diventerebbe non solo mio marito, compagno di vita, amore eterno, e vissero per sempre felici e contenti anche da vecchi con le rughe, i capelli grigii, le cataratte e stuoli di nipoti.
No.
Sarebbe anche un mero compagno di stanza.
Come nei dormitori universitari che si vedono nei telefilm americani.
Pertanto, riassumendo, nell'arco di 25 secondi, secondo più, secondo meno, ho declassato il marito a compagno di stanza.
Ordinato, per di più!
Quindi, condividendo uno spazio con qualcuno, io sarei tenuta a mantenere l'ordine.
E quindi, a rifare il letto!
Oddio.
Una x in più nella casella dei "contro" alla voce "matrimonio".

mercoledì 6 gennaio 2010

TROVA LE DIFFERENZE.


Perchè i cinesi e giapponesi sono diversi!
I cinesi hanno la mentalità imprenditoriale e ingranano subito i meccanismi per fare i soldi.
I giapponesi sono geni.

"Minchia!" rispose uno più esaurito di me, prendendo atto del mio ragionamento!
"In tre secondi hai fatto un differenza abissale tra due razze, così, semplice semplice!"

Io non ho mai parlato di razze.

lunedì 4 gennaio 2010

COSE DELL'ALTRO MONDO!

Mera si sveglia.
Sono le 11 e 30 del mattino!
Un'altra mattinata di vacanza, risultato di un'altra notte brava fuori con gli amici a bere. "A bere" in questo caso è una mera espressione idiomatica, dato il lancinante mal di stomaco sopraggiunto dopo cena.
Ma torniamo alla sveglia.
Dopo aver focalizzato che sono sul pianeta terra, che anche oggi non farò un cazzo data l'ora analogica segnata dal lettore dvd, e che il piumone è finito, non si sa come, sotto il letto, mi accingo non troppo speranzosa a controllare meccanicamente, come ad ogni risveglio, il cellulare.
1 chiamata senza risposta.
LUI.
Ora della chiamata: le cinque del mattino.
Nulla di strano.
LUI vive di notte.
LUI mi chiama di notte.
Quando mi chiama, ovviamente!
Con molta nonchalance scrivo un messaggio, in inglese, dato che il nostro cicisbeo è americano e generalmente comunichiamo secondo canoni anglosassoni.
In italiano risulta pressapoco così:
Buongiorno. Mi hai chiamata??
Risposta:
Si, per sbaglio. Alle 2:40 am già dormivo. Devo essere rotolato sul cellulare ed è partita la chiamata. Che razza di vita conduco!!
...
.....
...
Non ho parole!
QUANTE PROBABILITA' CI SONO CHE DAL NOSTRO CELLULARE PARTA PER SBAGLIO UNA TELEFONATA AD UN NUMERO CHE IN RUBRICA E' REGISTRATO ALLA LETTERA M???
Sarebbe stato più logico se fosse partita una chiamata ad Andrea, Alessandra, Alice, Anna, Angela, Annalisa, Anastasia....ma non Mera!
Poi, sai com'è, tutto può essere!

sabato 2 gennaio 2010

CONFESSIONS OF A SHOPAHOLIC / OVVERO / I LOVE SHOPPING / OVVERO / SALDIIIII !!!!!!!!


Ebbene.
Anche quest'anno tempo di saldi!
Mera si dà allo shopping più sfrenato!
Aveva proprio ragione Sophie Kinsella quando, parlando per bocca di Becky Bloomwood, paragonò lo shopping allo svegliarsi la domenica mattina e riempirsi la bocca di pane tostato e imburrato. E , sempre la nostra irriducibile shopaholic, azzardò anche un altro paragone : l'orgasmo.
Ed è proprio vero!

venerdì 1 gennaio 2010

COSA RACCONTEREMO DI QUESTI CAZZO DI ANNI ZERO???

A VOLTE... RITORNANO!

Non è una novità che i palinsesti tv altro non sono che un circolo vizioso.
Ancora peggio durante le vacanze di Natale.
E così... A VOLTE RITORNANO!
E ritorna anche l'incredibile pelle d'oca quando Jo March riceve la notizia che il suo libro sta per essere pubblicato!
Ebbene si, la prima mattina del 2010 l'ho passata davanti alla tv a vedere (ancora una volta) Piccole Donne.
Mi sento anch'io un pò Jo March.
Un pò scrittrice.
Un pò testarda.
Un pò avventata.
Un pò sognatrice.
Un pò attratta da uomini più grandi e colti di me (sempre entro i limiti della decenza ovviamente!!!).