domenica 24 gennaio 2010

TROVA LE DIFFERENZE/2

La domenica pomeriggio fiorentina cede il passo alla domenica sera.
Io attraverso Piazza della Repubblica. La giostra illuminata in movimento. I mendicanti sotto i portici. Il Paszkowski irradia luce soffusa, opulenza e pianobar.
Imbacuccata per evitare di far troppa comunella coi pinguini, mi pianto al capolinea del 22.
Praticamente inutile dire che ho perso l'autobus per un pelo e che quindi ho un buon quarto d'ora (leggi "20 minuti") prima del prossimo.
Uffa. E ora che faccio? Non ho nemmeno l'mp3.
Accendo una sigaretta.
Mi guardo intorno con fare annoiato ma non troppo infastidito.
Disegno cerchi immaginari con la punta del mio piede destro.
Canticchio, ma poi cominciano a guardarmi come un'appestata, quindi smetto.
Provo a fare gli anellini di fumo, ma non ci riesco mai.
Essendo una molto ritardataria a volte dimentico proprio quanto sia indisponente stare ad aspettare. Senza fare niente, per giunta!
Continuo a fumare la mia sigaretta. Mi guardo le unghie. Tolgo i pelucchi dalla sciarpa. Guardo le altre persone alla fermata.
Ecco, a questo punto, la visione!
Un giapponese, con al collo un marchingegno non meglio identificato che sembra l'avanzo di uno space-shuttle, collegato a due aurocolari che sparano musica nelle sue orecchie.
Ma non è questa la cosa che ha catturato la mia curiosità e la mia.... ammirazione, diciamo!
Questo ragazzo, non avrà avuto più di 20 anni, mi ha praticamente fatta sentire la persona più stupida e inadeguata del pianeta.
Cioè, io, da povera comune mortale, fumavo una sigaretta per ingannare il tempo. Che plebea!
Lui, invece, faceva il cubo di Rubik!
E non come le persone normali , che si arrovellano per giorni e giorni, talvolta anni, senza nemmeno riuscirci certe volte!
NO!
Questo lo risolveva, lo disfaceva, lo risolveva, lo disfaceva alla velocità della luce e ripetutamente!!!
Cioè, provate solo ad immaginarvi la scena.
Io lì, statua di marmo con l'espressione incredula e la mia sigarettina tra le dita, immobili, tanto che la cenere non cadeva più consumando il tabacco.
E questo, come se la cosa fosse la più normale del mondo, a fare e disfare il cubo di Rubik, sbattendomi in faccia la mia inettitudine.
Io in vita mia il cubo di Rubik l'avrò toccato al massimo due volte, di cui sicuramente almeno una per sbaglio.
Lo dico io che i giapponesi, zitti zitti, oltre al sushi ed hello kitty, esportano silenziosi bambini indaco che ci ridurranno in schiavitù e governeranno non il mondo, ma l'universo intero!
Io nel frattempo, fumo!

mercoledì 20 gennaio 2010

LA MAFIA FA SCHIFO!

Mi scuso con i miei lettori più accaniti per la prolungata assenza ma ho dovuto riprendermi dall'arrivo/partenza traumatico/a, come potete leggere dallo scorso post.
Ma eccomi qui!
E siccome, come ho anticipato in tempi non sospetti, questo blog non tratterà solo frivolezze, ma di tanto in tanto mi cimenterò in qualche espressione di opinione seria, ecco appunto il mio primo post serio.
E' da poco passata la mezzanotte. Se fosse stato ancora tra noi, ieri Paolo Borsellino avrebbe festeggiato il suo settantesimo compleanno. Insieme alla sua famiglia. Coi suoi figli. Con sua sorella, Rita Borsellino. Con suo fratello, Salvatore Borsellino.
E' necessario fare questi nomi, renderli noti a coloro che ancora non sanno chi sono. Sono persone che ogni giorno, e dico ogni giorno, lottano perseguendo lo stesso abiettivo che era stato del fratello. Sono persone che parlano, parlano ai giovani soprattutto, cercando di tramandare un messaggio di giustizia e legalità.
A questo proposito, qualche giorno fa ho preso parte ad un avvenimento.
Siamo a Firenze e Salvatore Borsellino viene invitato a presenziare alla cerimonia per la piantumazione di sei alberi in Piazza Beccaria. Un albero in ricordo di Paolo Borsellino. Altri cinque per..... i ragazzi della scorta! Già, perchè questi spesso non hanno dei nomi. Muore l'eroe, muore Paolo Borsellino, tanto di cappello! Ma loro? Quei cinque ragazzi stroncati da una mafia troppo vigliacca per guardarli in faccia mentre li uccide? Loro?? Come si chiamano? Chi lo sa? Nessuno! Si chiamano "scorta!". Paolo Borsellino non sarebbe stato fiero di ciò!
Eppure è così.
Mi sono commossa a quella cerimonia, quando Salvatore Borsellino urlava brandendo la sua agenda rossa, proclamando ideali di giustizia e legalità. Mi sono commossa vedendolo gridare la sua rabbia.
In un'Italia in cui si eliminano le targhe a Peppino Impastato, in un'Italia in cui si rende onore a Bettino Craxi, uno che è morto da latitante, io mi sono commossa sapendo che c'è qualcuno che ancora si batte per ideali sani e giusti.
Poi però, mi sono guardata intorno. Quanti eravamo ad ascoltare quell'uomo parlare? 50? 60? Non di più, credetemi. Di meno forse!
E lì mi sono sentita quasi sconfitta. Sola!
Un pugno di gente, la metà dei quali meridionali.
Nessuno praticamente!
Allora è proprio vero che la mafia non esiste! E' vero che esistono solo eroi senza nomi di cui tutti si sono dimenticati il giorno dopo dei funerali!
Quella cerimonia per me ha avuto un significato profondo. Sei alberi sono stati piantati, sei piccoli alberi. La similitudine è chiara. E la promessa di Salvatore Borsellino, con le lacrime agli occhi, di tornare in quella piazza a primavera quando per la prima volta quegli alberi sarebbero fioriti.
Ma la gente dov'era?
Cosa faceva?
Temo di avere ragione tutte le volte che dico che se uno non ci nasce e non ci cresce e non ci muore in realtà mafiose, non sa nemmeno di cosa stiamo parlando!
Tutti quelli che si riempiono la bocca sputando ideali sentiti proclamare da qualcun'altro, dov'erano quel pomeriggio? Tutti quelli che appena si parla di mafia "ah, io non lo pagherei mai il pizzo!" oppure "ah, io denuncerei subito!!", dov'erano?
Forse, tutti questi benpensanti, non lo sanno nemmeno chi è Salvatore Borsellino. Non sanno manco cos'è l'agenda rossa. Non sanno manco cosa sono le stragi di maggio e via d'Amelio.
Sanno solo del Padrino e di fiction su Totò Riina.
LA MAFIA NON E' UN FILM!
E, per inciso, ecco i nomi della "scorta" ( per chi non li sapesse, basta googlarli!):
Agostino Catalano
Emanuela Loi (prima donna a fare parte di una scorta)
Vincenzo Li Muli
Walter Eddie Cosina
Claudio Traina



A breve le foto dell'evento.

lunedì 11 gennaio 2010

PARTIRE E' UN PO' MORIRE/2...

Giusto per non farci mancare niente, abbiamo anche un secondo post riguardo la partenza post-natalizia (ogni tanto parlo di me anche in prima persona plurale, noi!)
Ebbene, dopo aver lottato con la valigia (vedi "Partire è un pò morire/1"), ecco un altro sensazionale episodio della saga "Mera e le partenze"!
Si esce di casa che è ancora buio e fa un freddo boia. Ore: sei e quaranta del mattino. Famiglia Brambilla al completo, con tanto di nonna ottantatreenne da far salire sul treno a Villa San Giovanni e scaricare, tipo pacco celere 3, alla stazione di Roma Termini.
Numero bagagli: indefinito.
Si parte alla volta della stazione.
Arriviamo con 10 minuti di anticipo e trattasi di evento eccezionale dato il gene del ritardo che infesta il mio Dna!
Mera trascina il suo baule rosa. Papà trascina il borsone della nonna. Serena trascina il borsoncino di Mera. Mamma trascina la nonna.
Pochi convenevoli. Arriva il treno. Mera fa salire la nonna sul treno, papà le passa il baule rosa e il borsone della nonna.
Ma state bene attenti adesso. Tutto ciò che stava per accadere in quel momento si svolse nell'arco di una frazione di secondo.
Mi sporgo dai gradini del treno con un pò di rammarico, realizzando di non avere il tempo necessario per salutare i miei e mia sorella Serena. Allungo una mano per salutare. La porta comincia a stridere e mi rendo conto che sta per chiudersi. Mi ritiro. E mentre il vetro dell'oblò della porta ancora scorreva chiudendosi, un'immagine.
Una sola immagine.
Serena con l'aria serafica di chi non ha pensieri.
Serena col mio borsoncino a tracollo.
Espressione serafica.
Il mio borsoncino con tutte le mie scarpe dentro.
Espressione serafica.
Borsoncino.
Porta chiusa.
I miei pugni sul vetro.
"Noooo, il borsoncino".
Treno in movimento.
Panico.
Il tutto in mezza frazione di secondo.
Provate solamente a racchiudere tutte queste cose in una frazione di secondo: il saluto con la mano, la porta che si chiude, mia sorella fuori col borsoncino, io che urlo, il treno che parte.
Il tutto sotto gli occhi increduli degli altri passeggeri (cazzo si guardavano poi, ancora devo capirlo!). E dei due controllori, ovviamente.
Ok, cerchiamo di mantenere la calma.
Vado al mio scompartimento, metto a sedere per bene nonna che intanto si dispera, manco fossero sue le scarpe lì dentro. Sono mie! Le mie adorate scarpe!
Telefonata. Mamma. Si cerca una soluzione tra pianti, urla e panico.
Illuminazione. Con la determinazione di un ariete cerco il capotreno e mi lancio in una sviolinata di disperazione, con tanto di mani giunte da piccola povera bambina in saio bianco per la prima comunione: "La preeego, faccia qualcosa! Quel borsoncino è indispensabile alla mia stessa esistenza, la preeeegooo". Questo, nel vedermi così affranta e afflitta e disperata si mette un pò in movimento, cercando una soluzione. La soluzione è "sua madre metta il borsone in un vano bagagli del prossimo eurostar, le dice la carrozza e, quando il treno arriva a Roma, lei salga sul treno e recuperi la borsa".
Wow.
Sono senza parole.
Cioè, mi stai dicendo che in tempi di terrorismo e menate varie, durante i quali ogni 3x2 in aeroporti e stazioni senti una voce registrata che ripete sistematicamente ad ogni annuncio "vi raccomandiamo di non lasciare incustoditi i vostri bagagli", tu, brutto deficente di un capotreno, mi suggerisci di mettere un borsone incustodito su un treno???
Immaginatevi solo la scena!
Oddio, un borsone incustodito! Attenzione, allontanatevi tutti, potrebbe essere pericoloso! Artificeri! Vogliono farlo brillare! Booooooom! E pezzi delle mie ballerine leopardate che volano schizzati in aria dall'esplosione.
Oh dio, no!
Ma era l'unica cosa fattibile in quel momento.
Rischiare!
E rischiamo!
Ma per fortuna mia madre incontra un ragazzo di nostra conoscenza che sarebbe dovuto salire su quel treno, e non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi cortesemente portato il borsoncino fino a Roma, dove, con lo stesso sollievo di una madre che ritrova il figlio, io ho recuperato le mie adorate scarpe.
Tutto è bene quel che finisce bene, direte voi!
E invece no!
A parte il viaggio di sette ore e mezza con la nonna ottantatreenne isterica e nevrotica che per tenerla a bada non sarebbe bastata tutta la squadra di domatori di tigri del circo Orfei.
A parte quello.
Arrivo a Roma alle ore 15:00.
Recupero del borsoncino.
Nonna affidata agli zii.
Saluti e baci.
Il mio treno per Firenze è alle 16:47.
Ok. Sigaretta. Giro per i negozi. Bla bla bla.
E' quasi ora. Mi avvio al tabellone. Ancora non hanno comunicato il binario del treno.
Esattamente 10 minuti prima della partenza del treno, spunta il binario sul tabellone.
Binario 2E.
2E.
Che mi sa tanto di "Binario nove e tre quarti", quello di Harry Potter.
Vabè. Che cavolo di binario sarà? Mi guardo intorno cercando qualcuno con sul petto lo stemma delle ferrovie dello stato. Trovato.
"Mi scusi!"
".....".
"MI SCUSI!".
"...............".
"MI SCUSIIII, DICO A LEIII!!!!!!".
"NONPOSSONONHOTEMPOSTOFACENDOUNACOSAIMPORTANTE!".
Vabè, ho capito l'antifona. Devo cercarmelo da sola sto binario 2E.
Ci penso su un attimo. Sarà il binario 2 al settore E. Mi armo di forza e coraggio e arrivo infondo al bianrio 2, settore E, con i miei due bagagli, meglio noti come "pesi massimi". Il percorso è di poco più di 400 metri. Arrivo al settore E. Finisce la piattaforma. Non c'è nessun treno ovviamente. Un fischio,uno sbuffo e un treno che parte. Dal binario 2E ovviamente. Che è dall'altra parte dei binari, dalla piattaforma alla fine del binario 1.
Ora, parliamone.
Si può mai costruire un binario supplementare, chiamarlo Binario 2E e metterlo alla fine del binario1????
Evidentemente si.
MORALE DELLA FAVOLA: mi faccio tutti i 400 metri di nuovo per tornare dentro la stazione con i pesi massimi. Al duecentesimo metro del ritorno non cammino, arranco! Stremata e trafelata arrivo all'assistenza clienti. Mi cambiano il biglietto, devo pure pagare 14 euro di differenza per partire alle 18:20 con un intercity che mi fa arrivare a Firenze alle 21:00.
Ricapitolando, il mio viaggio della speranza è andato più o meno così:
Esco di casa alle 6:40 del mattino per prendere un treno alle 7:08, il borsoncino resta a terra, nonna sul treno che non riesce a star zitta e ferma, arrivo a Roma, recupero il borsoncino, affido la nonna agli zii, mi uccido trascinando mezza tonnellata di bagagli per prendere un treno che perdo e aspetto quattro ore alla stazione Termini di Roma per arrivare a Firenze alle nove di sera.
Se non è questo un viaggio della speranza!!

domenica 10 gennaio 2010

PARTIRE E' UN PO' MORIRE...


Io vorrei tanto conoscere chi coniò quest'espressione.

Perchè quasi sicuramente non si fece rotolare queste parole fuori dalla bocca solo perchè attraversato dalla linfa poetica.

No, io credo di no.

Per quanto io sia un'amante della poesia e una grande estimatrice dell'uso di parole lussureggianti, credo proprio che questa frase non sia frutto soltanto di un puro momento di poesia.

Secondo me c'è sotto qualcos'altro.

Ecco perchè voglio incontrare chi coniò quest'espressione. Perchè se è come dico io, può comprendermi a pieno.

Secondo me, anche quel qualcuno ebbe a che fare con un valigione che viene sbattuto costantemente su e giù per l'Italia e ora non vuole saperne di chiudersi.

E poi arriva mamma : " le hai prese le medicine?".

Con l'ultimo flacone di sciroppo, non può entrarci più neanche uno spillo!

Partire è un pò morire, soprattutto quando devi fare entrare mezzo quintale di roba in un minuscolo spazio vitale.

Partire è un pò morire, soprattutto quando guardo il mio "baule" rosa con l'espressione incerta tra il sorriso e il pianto.

Partire è un pò morire, soprattutto quando "ma come cavolo ho fatto a ridurmi così?".

Partire è un pò morire, soprattutto quando sono costretta a sedermi con tutto il mio peso non indifferente su un valigione che di chiudersi non vuole saperne.

Partire è un pò morire quando "la prossima volta giuro parto solo con un paio di mutande!".

Partire è un pò morire, soprattutto quando già senti quel leggero dolorino alla schiena che ti sderenerà il giorno dopo.

Ma non posso più fare questa vita!

....

Certo che però col mio bel baule rosa faccio la mia porca figura!


venerdì 8 gennaio 2010

QUALCUNO MI DIA TRE BUONE RAGIONI (E DICO TRE, E DICO BUONE) PERCHE' IO DEBBA RIFARE IL LETTO!

Dal momento che vivo da studentessa fuori sede, tutte le volte che ritorno a casa mia, con la mia famiglia, ho bisogno di rieducarmi a quel mondo per poter imparare ad apprezzarlo di nuovo.
E giusto stamattina ho riscoperto che la gente normale, di solito, rifà i letti.
Ora, provate per un attimo ad immaginare la scena.
Io, seduta al pc, in tutt'altre faccende affaccendata.
Mia nonna, ottantatreenne, fa capolino con la sua testolina semigrigia dallo stipite della porta, pronunciando le seguenti fatidiche parole: "mi aiuti a rifare il letto di tua madre?".
Sgomento.
Mio, non suo, ovviamente.
Solo sano sgomento.
Io non rifaccio un letto più o meno da..... mai, a pensarci bene!
E non perchè io sia talmente agiata da potermi permettere una serva che mi rifaccia il letto.
Semplicemente perchè sono una scansafatiche, miserabile e pigra. E lo ammetto senza ritegno.
Ma poi, perchè rifare un letto che sarà sfatto di nuovo in meno di ventiquattro ore?
In ogni caso mi alzo dalla mia postazione telematica, e seguo mia nonna in camera da letto.
Comincio meccanicamente a rifare il letto, copiando a specchio i gesti e i movimenti di mia nonna, in silenzio.
E penso.
Penso che sia molto premuroso da parte di mia nonna rifare il letto dei miei.
Di solito lo rifà mia madre, ma sicuramente sarà stata in ritardo stamattina e non ne ha avuto il tempo. Comprensibile. E' una donna che lavora.
E penso.
Penso che sia giusto che un marito trovi il letto rifatto, dopotutto.
E qui, a questo punto esatto del ragionamento, mi parte la valvola femminista.
E penso.
Beh, potrebbe anche rifarselo lui, il marito, il letto di tanto in tanto, no?
Dove sta scritto che lo deve rifare la donna?
E qui sono caduta nel solito banale femminismo.
Ok.
Cerchiamo di rendere il ragionamento più personale e meno generalizzante.
Se, e sottolineo se... anzi, lo scrivo a caratteri cubitali..
SE io un giorno mi dovessi sposare (tocchiamo ferro, possa non accadere mai!) dovrò rifare il letto non per un piacere personale ma per semplice dovere coniugale?
E' il principio che è sbagliato! O no?
D'altra parte, penso poi, io sono molto disordinata. E se sposerò qualcuno, molto probabilmente, sarà più ordinato di me, dal momento che non è molto difficile essere più ordinati di me.
E questo qualcuno, in pratica, diventerebbe non solo mio marito, compagno di vita, amore eterno, e vissero per sempre felici e contenti anche da vecchi con le rughe, i capelli grigii, le cataratte e stuoli di nipoti.
No.
Sarebbe anche un mero compagno di stanza.
Come nei dormitori universitari che si vedono nei telefilm americani.
Pertanto, riassumendo, nell'arco di 25 secondi, secondo più, secondo meno, ho declassato il marito a compagno di stanza.
Ordinato, per di più!
Quindi, condividendo uno spazio con qualcuno, io sarei tenuta a mantenere l'ordine.
E quindi, a rifare il letto!
Oddio.
Una x in più nella casella dei "contro" alla voce "matrimonio".

mercoledì 6 gennaio 2010

TROVA LE DIFFERENZE.


Perchè i cinesi e giapponesi sono diversi!
I cinesi hanno la mentalità imprenditoriale e ingranano subito i meccanismi per fare i soldi.
I giapponesi sono geni.

"Minchia!" rispose uno più esaurito di me, prendendo atto del mio ragionamento!
"In tre secondi hai fatto un differenza abissale tra due razze, così, semplice semplice!"

Io non ho mai parlato di razze.

lunedì 4 gennaio 2010

COSE DELL'ALTRO MONDO!

Mera si sveglia.
Sono le 11 e 30 del mattino!
Un'altra mattinata di vacanza, risultato di un'altra notte brava fuori con gli amici a bere. "A bere" in questo caso è una mera espressione idiomatica, dato il lancinante mal di stomaco sopraggiunto dopo cena.
Ma torniamo alla sveglia.
Dopo aver focalizzato che sono sul pianeta terra, che anche oggi non farò un cazzo data l'ora analogica segnata dal lettore dvd, e che il piumone è finito, non si sa come, sotto il letto, mi accingo non troppo speranzosa a controllare meccanicamente, come ad ogni risveglio, il cellulare.
1 chiamata senza risposta.
LUI.
Ora della chiamata: le cinque del mattino.
Nulla di strano.
LUI vive di notte.
LUI mi chiama di notte.
Quando mi chiama, ovviamente!
Con molta nonchalance scrivo un messaggio, in inglese, dato che il nostro cicisbeo è americano e generalmente comunichiamo secondo canoni anglosassoni.
In italiano risulta pressapoco così:
Buongiorno. Mi hai chiamata??
Risposta:
Si, per sbaglio. Alle 2:40 am già dormivo. Devo essere rotolato sul cellulare ed è partita la chiamata. Che razza di vita conduco!!
...
.....
...
Non ho parole!
QUANTE PROBABILITA' CI SONO CHE DAL NOSTRO CELLULARE PARTA PER SBAGLIO UNA TELEFONATA AD UN NUMERO CHE IN RUBRICA E' REGISTRATO ALLA LETTERA M???
Sarebbe stato più logico se fosse partita una chiamata ad Andrea, Alessandra, Alice, Anna, Angela, Annalisa, Anastasia....ma non Mera!
Poi, sai com'è, tutto può essere!

sabato 2 gennaio 2010

CONFESSIONS OF A SHOPAHOLIC / OVVERO / I LOVE SHOPPING / OVVERO / SALDIIIII !!!!!!!!


Ebbene.
Anche quest'anno tempo di saldi!
Mera si dà allo shopping più sfrenato!
Aveva proprio ragione Sophie Kinsella quando, parlando per bocca di Becky Bloomwood, paragonò lo shopping allo svegliarsi la domenica mattina e riempirsi la bocca di pane tostato e imburrato. E , sempre la nostra irriducibile shopaholic, azzardò anche un altro paragone : l'orgasmo.
Ed è proprio vero!

venerdì 1 gennaio 2010

COSA RACCONTEREMO DI QUESTI CAZZO DI ANNI ZERO???

A VOLTE... RITORNANO!

Non è una novità che i palinsesti tv altro non sono che un circolo vizioso.
Ancora peggio durante le vacanze di Natale.
E così... A VOLTE RITORNANO!
E ritorna anche l'incredibile pelle d'oca quando Jo March riceve la notizia che il suo libro sta per essere pubblicato!
Ebbene si, la prima mattina del 2010 l'ho passata davanti alla tv a vedere (ancora una volta) Piccole Donne.
Mi sento anch'io un pò Jo March.
Un pò scrittrice.
Un pò testarda.
Un pò avventata.
Un pò sognatrice.
Un pò attratta da uomini più grandi e colti di me (sempre entro i limiti della decenza ovviamente!!!).