giovedì 11 febbraio 2010

LA TV COME SPUNTO DI RIFLESSIONE (UNA VOLTA TANTO)

Mi sento molto a disagio a parlare di un argomento serio data la mia solita ironia.
Ma questa volta mi sento quasi costretta a farlo.
Credo di non essere stata la sola stasera ad essersi trovata davanti alla tv a vedere Le Iene.
Premetto che non ho un'opinione ben definita su questo genere di trasmissioni. Spesso si portano alla luce inchieste e casi eclatanti che tanto fanno parlare e suscitano scalpore. Così vediamo servizi e sentiamo parlare di argomenti che acquisiscono una certa credibilità agli occhi del grande pubblico solo perchè "...eh sai, l'hanno fatto vedere ieri sera alle iene!!".
Io penso che il punto sia un altro. Dichiarare la veridicità piuttosto che la falsità dei servizi non è il punto fondamentale della questione. Anche perchè il più delle volte, per quanto divertenti ed esilaranti siano i servizi, come si suol dire, scoprono l'acqua calda; vanno cioè a trattare argomenti che, la maggior parte delle volte, sono sotto gli occhi di tutti. O quasi.
Più che di vere e proprie denunce, secondo me, si tratta piuttosto di spunti di riflessione.
E io, stasera, ne ho colto uno, in particolare.
Un servizio, breve e conciso, in cui due donne, di spalle, hanno messo a nudo la loro vita, la loro intimità, parlando di infibulazione e mutilazione dei genitali femminili.
A questo punto mi fermo, e cito testualmente wikipedia, per chi non sa di cosa stiamo parlando:
"L'infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una mutilazione genitale femminile. Consiste nell'asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale."
Le due donne del servizio sono entrambe musulmane, una somala e l'altra marocchina. Raccontano l'esperienza della mutilazione vissuta in prima persona.
Agghiacciante, senza dubbio.
Agghiacciante innanzitutto il racconto del "come" praticamente avvengano queste barbarie.
Agghiacciante poi la spiegazione dei "perchè" si arrivi a compiere queste barbarie.
Ma la cosa che più mi ha colpito è stato capire come si tratti veramente di quello che comunemente viene definito "un fatto culturale". Spesso quando si parla di cose lontane dalla nostra mente si dice "beh, sai, è un fatto culturale!". Che mi sembra tanto un modo per tagliar corto su un qualsiasi discorso, o la battuta di una persona priva di argomenti.
E invece ho capito che qui, proprio di fatto culturale si tratta.
Mi torna alla mente un documentario, visto anni fa, in cui l'infibulazione veniva mostrata come una vera e propria cerimonia. Ricordo questa bambina piccola e sua madre che, poco prima di sottoporla a questa tortura, le intrecciava i capelli con delle conchiglie. Quasi fosse un'iniziazione.
Le due donne in tv continuano a raccontare.
Raccontano di come, soprattutto in Africa, le bambine e le giovani donne vengano letteralmente persuase a farsi mutilare con argomenti del tipo "diventerai una donna così".
Raccontano di chi e di come proceda ad espletare tale pratica, con lamette, pezzi di bottiglie, vetri, in condizioni igienico-sanitarie praticamente nulle.
Raccontano del dolore fisico.
Raccontano del dolore psicologico.
Raccontano di sentirsi "donne fredde".
Raccontano di come sia la società ad imporlo. Una donna non infibulata è impura e non trova marito. L'infibulazione è una garanzia della purezza della donna.
Entrambe infine si dicono, ovviamente, contrarie alle mutilazioni genitali ed invitano i loro connazionali a non procedere nell'infliggere alle bambine questa condanna.
Perchè proprio di condanna si tratta.
Il servizio finisce. E io comincio a riflettere.
I genitali di una donna sono la massima espressione della femminilità. Ci si sente donne proprio per quello.
Non sto a sindacare sulla verginità e sulla purezza, in quanto si tratta di argomenti troppo spesso dibattuti e sui quali , come è anche giusto che sia, ognuno può avere una propria opinione legata a fattori personali, sociali e culturali diversi.
Ma, quello che più mi scuote è il dolore psicologico. Il dolore fisico, per quanto atroce, prima o poi passa. Ma quello psicologico?
Può una donna sentirsi ancora tale dopo un atto del genere?
Perchè non può decidere da sè della sua verginità?
Perchè una donna deve essere costretta a non provare piacere sessuale?
Qual è il ruolo di una donna infibulata in una rapporto sessuale?
E' un oggetto. Un semplice oggetto.
Fine alla riproduzione. E al piacere dell'uomo.
Allora mi domando, possiamo noi, donne occidentali, riempirci la bocca con parole quali "emancipazione della donna" mentre in altre parti del mondo succedono queste cose?
Possiamo permettere che si alimenti la concezione della donna come mero oggetto sessuale?
Sappiamo esattamente cosa stiamo dicendo quando ci riferiamo alle vallette scosciate come ad oggetti sessuali?
Le vallette scosciate non sono oggetti sessuali. Nessuno le costringe a stare lì. Sono libere di decidere.
Un oggetto è una cosa, una cosa che non ha la facoltà di decidere da sè.
Volete sapere cos'è un oggetto sessuale secondo me?
E' una donna a cui viene negata l'essenza prima della femminilità, resa schiava di meccanismi culturali e sociali che le impediscono non solo di emanciparsi, ma la privano di ogni tipo di libertà, libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di decidere, libertà sessuale.
Allora, evitiamo lo stupido femminismo, di cui tante volte ci armiamo, a favore di uno più sano, più serio e ragionato.
E prima di dire che siamo trattate come oggetti sessuali, pensiamoci bene.
Noi, infondo, possiamo persino decidere di farci trattare come oggetti sessuali.
Loro no.






martedì 2 febbraio 2010

NON SONO CATTIVA! ...E' CHE MI DISEGNANO COSI' !

E' fantastico stare fermi per strada e improvvisamente sentire quello strano formicolio alla nuca.
Quella irritante sensazione che ti fa sentire osservata.
Ti volti.
E puntualmente c'è una con la faccia da stronza che ti sta fissando.
Allora metti su la migliore espressione da stronza che hai, tipo "che ti guardi?".
E ne ricevi una altrettanto acida.
Ti volti di nuovo verso la strada.
Ma il formicolio non cessa.
Aumenta, se possibile.
Allora ti rigiri verso la stronza.
Scoprire che indossa un paio di stivali identici ai tuoi non ha prezzo!

Ecco perchè mi fissava!
Come se avessi commesso un reato!
Come se l'avessi fatto apposta!
COME SE ME NE IMPORTASSE QUALCOSA!!!!