Quella che sto per raccontarvi è fresca fresca fresca! Giusto di qualche giorno fa! E' una caldissima serata di fine agosto. Con la comitiva si decide di andare fuori a mangiare una pizza. Il pomeriggio trascorre nell'intento di vagliare le varie possibili pizzerie e sceglierne una. Infine, questa scelta si palesa, non mi viene comunicata chiaramente e in men che non si dica, si decide: ore 20:00, davanti casa di Chiara, e si parte! Praticamente inutile dire che io sono abbondantemente in ritardo. Ma non come le persone normali, della serie "dieci minuti e arrivo!". No! Un'ora e mezza! Menomale che tra coloro che ormai da anni aspettano stremati i miei ritardi, c'è qualcuno che ancora mi attende pazientemente. E mentre gli altri partono alla volta della pizzeria, questo qualcuno resta ad aspettarmi. Insomma, fattostà che usciamo di casa alle 21:10. Sosta acquisto sigarette. Si parte. Lungo il tragitto ci domandiamo dove siano gli altri, quale pizzeria abbiano scelto e dove dobbiamo raggiungerli. Li chiamo. Sono già seduti a tavola, ci stanno aspettando. Mi dicono il nome del locale, mi spiegano dove si trova e aggiungono che l'insegna è visibilissima e c'è disegnato sopra un toro. Facile. Bene, in prossimità di questa fantomatica pizzeria, giriamo un pò con la macchina per parcheggiare, e vedo l'insegna. Il nome del locale mi sembra quello, il posto anche, e il toro c'è. L'unica cosa che mi turba è la fila fuori. Decine di persone in attesa di un tavolo! Dentro, la ressa, locale pienissimo. Io entro, con totale nonchalance. Mi viene incontro il gestore del locale e mi rivolge un gentile "Buonasera". Rispondo e spiego che c'è un tavolo di più o meno 12 persone che ci aspetta già da un pò. Il tizio mi guarda come se fossi appena scesa da un'astronave con un cappello da prestigiatore in testa. Con un affabile sorriso mi spiega che nel locale non c'è nessun tavolo da 12. Io, inarrestabile, pronuncio le fatidiche parole :"è impossibile! Mi hanno detto di essere quì! Lei non li riconosce, io si, faccio un giro per il locale e li trovo io!". Allora il signore si scansa, lasciandomi passare. Ovviamente, io faccio il giro dell'intero locale e non trovo nessuno. A quel punto realizzo di aver sbagliato locale. Mi sto per sotterrare, e cerco di guadagnare l'uscita passando inosservata. Inutile dire che non ci riesco, e mi ritorna incontro il gestore del locale, con l'espressione di uno che non aspetta altro che prendersi gioco di me. "Li ha trovati?" mi dice. Io, con gli occhi e la voce bassi rispondo: "Ehm...no...ma forse devono ancora arrivare....uhm...li aspetto fuori". Il tizio, continuando a guardarmi, mi fa vedere la faccia di uno che ha una battutaccia sulla punta della lingua e non riesce proprio a trattenersi dal cacciarla fuori dalla bocca. "Ehhhh signorina, mi sa proprio che le hanno fatto una BUFALATA stasera!". La mia faccia è come quella dei manga con la gocciolina sulla fronte. Il tizio è tutto compiaciuto, convinto di aver fatto la battutona del secolo, dato che il locale si chiama "Fratelli La Bufala". La mia risposta è qualcosa di indecifrabile. Esco dal locale. Io non mi spiego come possano sempre succedere tutte a me ste cose!
domenica 29 agosto 2010
VADI FANTOCCI, VADI!
Sotto questo titolo, d'ora in poi, leggerete le mie plateali, grottesche nonchè tragicomiche, figure di merda (perdonate il francesismo!).
venerdì 27 agosto 2010
NONCURANZA O IMMAGINAZIONE?
Una striscia di bagnanti a ridosso della battigia, un'accozzaglia di insetti intorno ad un formicaio d'acqua blu. Ombrelloni sparsi e disordinati, inflizati su una sabbia inerme. Il sole sopra tutto, sembrava starsene fermo lì, a specchiarsi nel mare. Invece, tra un'oretta, si sarebbe già accasciato rossastro dietro le Eolie appoggiate sulla linea dell'orizzonte. A completare lo scenario, una ditata di gesso bianco su una lavagna color carta da zucchero: la luna, di giorno, in cielo. Era come se volesse dire : hey voi, lì sotto, ci sono anche io quassù, mica solo quel pallone gonfiato di un sole! Guardatemi!
Quel vecchio arrivò adagio, come se stesse seguendo una processione immaginaria. Si trascinava con una flemma astrusa, un graffio sul quadro del paesaggio. Quella flemma strappava lo sguardo da qualsiasi altra cosa tu stessi guardando, e ti costringeva a guardare lui.
E sembrava non avesse fatto altro per tutta la sua vita passata, se non camminare con flemma dentro quella processione immaginaria. Sembrava non avesse mai fatto null'altro che camminare. Aveva l'aria di aver camminato per una vita, e di venire da lontano. Ma molto probabilmente arrivava da qualche casa da villeggiatura sul lungomare.
Con l'aria serafica e un sorriso accennato, portava sottobraccio quattro pezzi di legno. Attraversò la spiaggia e, senza esitazione di alcun tipo, si fermò improvvisamente. Era come se avesse trovato il posto che cercava, come una X su una mappa del tesoro. Quei quattro pezzi di legno che portava sottobraccio, ora avevano una forma più distinta: uno sgabello. Lo aprì e si sedette.
Io rimasi a fissarlo dietro i miei occhiali da sole. A vederlo, pareva un vecchio qualunque, come mille altri ce ne sono al mondo. Eppure c'era qualcosa di particolare, ma non riuscivo a capire cosa.
Così seduto su quello sgabello, nel bel mezzo della spiaggia e ben lontano dalla striscia di bagnanti assiepati sulla riva, potevo vederlo bene. Sotto un berretto rosso, i capelli bianchissimi. Il volto compiaciuto. Una camicia bianca. Pantaloni di lino. Scarpe da ginnastica con lacci legati in vistosi fiocchi. Le mani sulle ginocchia. Lo sguardo fisso davanti a sè. Non riuscivo ancora a cogliere cosa ci fosse di così magnetico in quel vecchio.
Rimase fermo per un pò. Poi si tolse le scarpe e la camicia. Si portò una mano alla spalla destra, e intuii che aveva con sè uno zaino, dal quale tirò fuori un telo da mare. Alzandosi, si avvolse il telo intorno alla vita, e dopo qualche minuto, quando lo lasciò cadere sulla sabbia, indossava un costume da bagno.
Ancora niente, non riuscivo a cogliere lo spigolo di quella personalità.
Si risedette, con le gambe accavallate. Non si guardava intorno. Continuava a guardare solo dritto davanti a sè, con un'espressione compiaciuta.
Poi fu un attimo.
Un volo.
Un paracadutista atterrò alle spalle del vecchio, tra lo stupore di tutti e la curiosità di un gruppo di ragazzini che gli si raccolse intorno. Il paracadute come un soufflé rosso che si afflosciava nel forno troppo caldo di quella spiaggia. Un avvenimento straordinario per un pigro pomeriggio di mare. Il paracadutista come un divo, i ragazzini che guardano con curiosità quello strano marchingegno che fino a qualche istante prima teneva sospeso in cielo un ragazzone alto e rasato, ora preda degli occhi di tutti.
Allora tornai a posare gli occhi sul vecchio. E finalmente capii cosa c'era di strano ed inatteso in lui: la noncuranza. Un'ostentata indifferenza. Dietro le sue spalle il marasma del soufflé afflosciato, e lui seduto, il volto compiaciuto, le mani sulle ginocchia e lo sgurdo fisso davanti a sè. Nulla lo toccava. Nulla lo disturbava.
Nulla sembrava poterlo distogliere dal suo compiacimento.
Chissà che stava a guardare, poi! Doveva essere qualcosa di fantastico e sensazionale!
Allora mi domandai se invece non stesse semplicemente a guardare; se invece di guardare, stesse immaginando qualcosa.
Cosa stava immaginando di così coinvolgente, al punto da non considerare più tutto il resto?
Imagination is more important than knowledge... L'immaginazione è più importante della conoscenza...domenica 8 agosto 2010
ATTIMI...
Ci sono dei momenti.
Io li guardo.
Viverli mi sarebbe quasi impossibile.
Allora mi fermo.
E li guardo e basta, quei momenti.
Viverli significherebbe mancare lo spettacolo davanti ai miei occhi.
Se invece li guardo e basta, riesco a fermare tutto.
Se potessi, fermerei anche il respiro. Lascerei palpitare solo i miei occhi, ne farei due presse. Poi, prenderei quei momenti, e li schiaccerei sotto le presse, per imprimerli nel mio cervello.
Quando vedo un bel momento, mi sforzo sempre di stamparlo nella mia mente e lasciarlo lì, per poterlo andare a ripescare quando ho voglia di rivederlo.
Funziona più o meno così.
Uno vive. Vive la vita ogni giorno. Una vita fatta ogni giorno di mille momenti. Mille momenti. E talvolta è come dormire. Poi arriva quel momento. E quello lì che sta vivendo, si sveglia, smette di vivere e comincia a guardare. Troppo bello quel momento, troppo unico per viverlo. Ma perfetto, invece, per essere guardato e pensare "Cazzo!". E non riesce a fare nient'altro quello lì, solo guardare, godere e pensare "Cazzo!". Non succede spesso. E tante volte non succede quasi mai per quei momenti per i quali uno si aspetterebbe succedesse. Ed è questo il bello. Uno vive un momento; poi un altro; poi un altro, poi un altro, poi un altro. Poi ne arriva uno ben preciso, e quello pensa "Cazzo! ora mi sveglio e comincio a guardare!". E invece ... niente! Non si sveglia. Continua a vivere una vita fatta di mille altri momenti. E ad un certo punto, senza nessun preavviso, si sveglia, smette di vivere, e si trova catapultato a guardare, a godere e a pensare "Cazzo!".Talvolta il momento è così meraviglioso, che anche se uno si sveglia, smette di vivere, comincia a guardare, godere e pensare "Cazzo!", a volte, anche se uno fa tutte queste cose, il momento è troppo. Troppo meraviglioso. E sfugge anche agli occhi. E le presse lottano per imprimerlo nel cervello. Ma lui, il momento, scorre, scivola, corre, fugge. E a quello lì rimasto imbambolato a guardare non resta che pensare "Cazzo!" e sforzarsi di farsi restare quel momento fermo negli occhi.
I miei momenti preferiti, quelli non da vivere, ma da guardare, godere e pensare "Cazzo!", sono tre: le albe, i tramonti e i baci.
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