lunedì 28 febbraio 2011

VADI FANTOCCI, VADI! ( ...e 2 )

Come già detto, a questo titolo afferiranno tutte le (...come posso dirlo elegantemente?...) volte in cui la mia persona inciampa molto poco sofisticatamente in qualche infima ma gaia figura di merda. ( ...mi sono sforzata, ve l'assicuro, e meglio di così non riuscivo a scriverlo!).
E' un piovoso lunedì mattina. Molto piovoso. Il cielo è bianco, quasi volesse svuotare cofani di neve su noi comuni esserini mortali, ma niente! Solo acqua. E gelo. In giardino, un guanto di lana sguazza nel ghiaccio di una pozza d'acqua. Il coraggio di uscire dalle coperte è rimasto a letto al mio risveglio, non ne vuole sapere di palesarsi. Uscire dal caldo cantuccio del piumone, e solo per pochi secondi, accade esclusivamente per una necessità: riempire ciclicamente la mia tazza di thè verde fumante. Ahuauhahau, pensavate che fosse solo per fare pipì, vero??? E invece, con sto freddo, mi tengo anche quella. Troppo freddo per abbassarmi i pantaloni! Insomma, mi alzo da questo soffice caminetto artificiale solo per prepararmi del thè verde, baluardo della cultura salutista.
Attimo di silenzio interiore ed autocommiserazione.
Ok, è vero, io non sono una salutista, non lo sono mai stata, e molto probabilmente non lo sarò mai. Sono piuttosto una viziosa, e difficilmente riesco a rinunciare a ciò che mi appaga. Mea culpa, mi batto il petto.
Ma spezzo una lancia a mio favore: nell'ultimo mese ho optato per un tentativo di remise en forme. Fallirò miseramente? Ai posteri l'ardua sentenza!
Fatto sta che io comunque mi stia prodigando tra ore di palestra e cibi dosati e salutari.
E proprio per questo, il lunedì mattina è OBBLIGATORIO consumare thè verde a profusione: stimola la diuresi e aiuta a depurare l'organismo.... dallo schifo che di solito faccio nel finesettimana. Quindi , provo a ridarmi un tono col thè verde. Che, in ogni caso, non cancellerà tutto lo schifo sublime che ho ingurgitato nel finesettimana. Ma è uno specchietto per le allodole, diciamo così.
Questo fine settimana è stato all'insegna del freddo, della buona, anzi, ottima compagnia di due amiche, del cibo e dell'alcol.
E proprio questo fine settimana mi ha regalato indimenticabili gioie in quanto a momenti di sano imbarazzo. E, perdonatemi, ma credo che la mia missione odierna sia rendere partecipe il mondo dell'estremo limite fino al quale può spingersi la pochezza umana.
Il sabato sera comincia ad assumere una forma degna di questo nome verso l'ora di cena. Io ed Elle ( ok che mi sputtano io, ma sputtanare anche le altre non mi sembra necessario, userò le iniziali), al quarto piano di uno stabile romano nei pressi del Verano (solo dieci minuti a piedi, come sugerirà più tardi Esse ad un infreddolito pedone), ordiniamo due pizze. E le annaffiamo con una bottiglia di vino bianco dell'Alto Adige, vitigno ignoto ma impronunciabile. La cena finisce a tarallucci e vino, fette di pizza, bicchieri riempiti e abilmente svuotati, intervalli da tabagisti ed ilari confessioni di ogni genere. Bene, l'atmosfera è propizia. Ci raggiunge Esse, e si esce alla volta di San Lorenzo. Il primo momento è un vagare nell'incertezza, quale posto designare per le nostre scorribande da sabato sera? La prima fermata è una shottineria: shot a base d'assenzio serviti in provette abilmente trafugate dopo la consumazione. Poi è la volta di un locale un pò più serio, aggettivo che non si accosta perfettamente ai nostri discorsi nel momento in cui i nostri di dietro toccano le sedie attorno al tavolino. Ma ordiniamo comunque da bere.
- Per me un Southern Comfort con un cubetto di ghiaccio e una fetta d'arancia.
- Hai le idee chiare! Per voi due invece?
- Per me una Corona.
- Per me.... cos'hai di doppio malto?
- Ne ho una inglese sui sei gradi e mezzo e una italiana sui sette gradi e mezzo.
- Quella inglese.
Il cameriere è simpatico, disponibile e sempre sorridente.
Noi tre cominciamo a ridere, a parlare con un tono di voce sostenuto, data la caciara del posto. E riprendiamo i nostri discorsi semiseri che sono stati il file rouge della serata.
Arrivano le bevande.
Brindiamo al Karma. ( Il mio motto è "il Karma dà, il Karma toglie")
Beviamo.
Riprendiamo i nostri discorsi.
Le nostre risate sono spennellate della luce di una candela posta al centro del tavolo. Se ne sta lì, ignara, nel suo porta candele viola, inconsapevole di ciò che sta per accadere.
Nell'ilarità generale si comincia a parlare di "dimensioni" (famose a capì).
Elle cerca di usare le parole, ma con poco successo.
Allora io unisco l'indice e il pollice di tutte e due le mani a formare un anello, ed uso il porta candele come riferimento.
Allargando o stringendo l'anello secondo i comandi di Elle, continuo a ripetere cose del tipo: "ma così????" oppure "di meno???? di più??? ANCORA PIU' LARGOOO???".
"AOOOOO, MA CHE STATE A FA'???? NA SEDUTA SPIRITICA????" . Le parole del cameriere mi si frantumano sulla nuca come una palla di neve ghiacciata.
La mia risposta? ( e, attenzione, questa è pura pochezza e bassezza umana).
"Si, stamo a fa na seduta spiritica... uccelli, veniteee!!!".
Giuro che non sono sempre così, sono in grado di mantenere un contegno quando necessario.