E' estate.
La puoi vedere andarsene a spasso per le vie della città, tra un ventaglio, un foglietto di carta sventolante, una mano che ripara gli occhi dal sole... insomma, c'è.
Ed è insopportabile.
Le mie giornate vengono scandite dal caldo e dalle imprecazioni contro di esso.
Aspetto la sera.
La sera non è che faccia meno caldo o che sia meno estate.
Ma la sera d'estate, per me, è inconfondibile.
E non perchè, come generalmente si pensa, la sera d'estate corrisponda necessariamente ad uscite e divertimenti.
Non so...la sera d'estate ha un che di poetico.... non saprei come dirlo altrimenti.
E anche stasera, come tutte le sere, è arrivata la sera.
Il caldo è talmente insopportabile che mi sposto sul balcone, nella speranza di poter essere colta da qualche leggera brezzolina. Ma niente. Fa un caldo assurdo.
Porto fuori anche il mio portatile, dal quale sto scrivendo.
E mi guardo intorno.
Il quarto piano di un condominio, circondato da altri condomini.
In sottofondo, poco invadente mi giunge il rumore della città. Non un insieme di rumori qualsiasi. Il rumore della città. Come se la città vivesse dentro un megafono. Ma io sono talmente lontana e assorta, che questo brusio resta solo un sottofondo. Perchè c'è una cosa che ancora più del brusio riesco a percepire, ed è il silenzio.
Non lo sento.
Lo percepisco.
Lo percepisco dentro le case, dietro le finestre spalancate. Dentro alle menti. Dentro i lampioni fermi e accesi nelle strade.
Ed è confortante.
E' rassicurante.
Nel buio della sera riesco a scorgere i profili dei tetti, qualche antenna.
E rare finestre accese, come lanterne. Pungono il buio con delicatezza.
Una finestra mi colpisce più di altre.
La luce che ne proviene è soffusa e rossastra.
Non posso fare a meno di aggrottare le sopraciglia e provare a stringere gli occhi per vederci meglio.
Quello di una finestra, è un orizzonte limitato.
E come ogni buon orizzonte da finestra che si rispetti, anche questo mi mostra solo un pezzo di vita.
Vedo la fonte della luce, distinguo che è una candela.
Vedo un letto.
O meglio, metà di un letto, che attraversa orizzontalmente la finestra aperta.
E delle gambe stese.
Troppo lontano per dire se siano le gambe di un uomo o di una donna.
Sono ferme, stese.
Poi, dopo qualche minuto, lentamente si muovono e si accavallano.
Ancora qualche minuto e si stendono di nuovo. Sempre lentamente.
Poi lentamente si girano di fianco.
E lentamente tornano a stendersi, un ciclo di movimenti calmi e misurati.
Sono due gambe. Lunghe e nude. Nella luce soffusa e rossastra di una candela. Dentro una lanterna accesa nel buio di un condominio.
E io le osservo.
Dentro le altre lanterne non c'è niente di vivo.
In quella lanterna ci sono due gambe.
Una persona.
Un pezzo di vita che attraverso quella finestra aperta si disperde dentro il rumore della città.
Il silenzio della vita nel brusio di mille altre vite.
Chissà chi è.
Chissà se leggerà mai questo post.
Complimenti, mi sono imaginato tutta la scena, mi sono imaginato quelle due gambe anonime nel rumore della città. Merci.
RispondiEliminaComplimenti davvero Mera! Sono stata completamente risucchiata all'interno di questa immagine, dove tu ci hai condotti con un crescendo di emozione e curiosità. Mi è sembrato davvero di tendere l'orecchio x ascoltare suoni e silenzi e di strizzare gli occhi per mettere a fuoco l'immagine! Io non sono un'esperta, ma credo proprio che questa capacità che hai sia molto rara.......... :)))
RispondiEliminaTi sei dimenticata di citare le mie risate improvvise dovute a "Il mondo di Patty" :P
RispondiEliminaA parte le cagate,è molto bello,rende un sacco l'idea!come di dice.....colpisce l'immaginazione!!!
Ma com'è che "usiamo" lo stesso balcone e io non ho mai visto nè sentito queste cose?! :P
Oli e Marti, i miei lettori fissi che mi sostengono di più! Grazie!
RispondiEliminaehhh Lanchina, c'ho l'animo poetico io!! =)
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