La mia incostanza non mi abbandona mai, e anche da questo spazio virtuale emerge prepotente. Forse sono stata presa da troppe cose, o forse non avevo voglia di scrivere, o forse non avevo niente da raccontare.
Com'è, come non è, torno dopo un lasso di tempo considerevole.
Nel frattempo questo blog ha compiuto due anni, tanti auguri a me.
Il Natale l'ho passato praticamente a casa con l'influenza, e ancora non mi sono rimessa.
Anno nuovo, 2012.
Ma sta benedetta fine del mondo, arriva o no?
Io non c'ho mai capito niente.
Io non c'ho mai capito niente.
Però, pensarci mi fa venire in mente un aneddoto.
È la primavera del 2005, una fresca mattina primaverile. Sono, come al solito, in ritardo e perdo il treno per scuola. La stazione è deserta, il marasma di studenti che l'affolla è già sul treno che ho perso e a me tocca rimanere da sola ad aspettare quello successivo che non si fa attendere molto.
Salgo sul treno semivuoto, passeggeri sporadici, probabilmente tutti ritardatari come me. Mi sistemo in un vagone quasi vuoto, e scelgo un posto lato finestrino circondato da tre sedili vuoti.
So già che il viaggio sarà breve, ma per ingannare l'attesa tiro fuori il quaderno di latino e cerco di dare un senso a quello che c'è scritto dentro, chiaramente invano.
Improvvisamente la porta dello scompartimento si spalanca e irrompe un tizio che si ferma sulla soglia piantandosi lì. Un ragazzo, sui venti, massimo venticinque anni. E' vestito normalmente e ha i capelli scompigliati. La sua irruenza nello spalancare la porta mi costringe a fissarlo interdetta. In una mano ha una vecchia musicassetta col nastro srotolato fuori. Nell'altra stringe il pennino di una biro rossa. Ha il volto cosparso di inchiostro rosso. Sembrerà strano, ma l'inchiostro sulla faccia è l'ultima cosa che ho notato.
Il tempo sembra essersi congelato, il tizio è piantato sulla soglia dello scompartimento e io col quaderno di latino in mano lo fisso. Mi accorgo però di essere l'unica a fissarlo, gli altri pochi passeggeri sembrano totalmente disinteressati. Sono l'unica scema a fissare sto pazzo, forse per cercare di capire, di mettere insieme dei pezzi apparentemente buttati lì senza una logica.
Ad un tratto il ragazzo comincia a blaterare, a dire qualcosa . E quando riesco a capire cosa dice mi sento ancora più spaesata perchè non ho la più pallida idea di come interpretare la cosa.
-Io sono Gesù Cristo!
. . . . . . .
- Avete capito??? IO SONO GESÚ CRISTOOOO!!!
Gli altri passeggeri non lo guardano nemmeno, continuano a fare quello che stavano facendo. Io invece sono imbambolata a fissarlo a bocca aperta.
Lui si accorge che sono l'unica a fissarlo e si volta verso di me urlandomi ancora una volta di essere Gesù Cristo. Io sono paralizzata, non ho idea di cosa fare, cosa dire, non riesco nemmeno a capire bene cosa stia succedendo.
Lui mi fissa, forse si aspetta un gesto o una risposta.
Ma da parte mia non arriva niente.
Allora lui scuote la testa e dice - Tanto tu non capisci un cazzo!
E se ne va.
Fine.
Avete presente gli uomini sandwich? Quelli che se ne vanno in giro nudi coperti solo di un cartello che annuncia la fine del mondo? Ecco, il ragazzo sul treno è stato per me come un uomo sandwich. Un folle predicatore.
Eppure quel folle predicatore mi ha detto che non capisco un cazzo.
Perchè di tutti quelli sul treno, proprio a me ha detto che non capisco un cazzo? Forse perchè non l'ho ignorato? O perchè a volte mi sento di somigliarli?
È evidente, a volte dico cose che nessuno capisce e alle quali perfino io stento a dare un senso.
E se leggete questo blog ve ne accorgerete!
Come avrete capito, non ho buoni propositi per l'anno nuovo.
Nessuno.
Neanche uno.
Perchè di tutti quelli sul treno, proprio a me ha detto che non capisco un cazzo? Forse perchè non l'ho ignorato? O perchè a volte mi sento di somigliarli?
È evidente, a volte dico cose che nessuno capisce e alle quali perfino io stento a dare un senso.
E se leggete questo blog ve ne accorgerete!
Come avrete capito, non ho buoni propositi per l'anno nuovo.
Nessuno.
Neanche uno.
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