Mi scuso con i miei lettori più accaniti per la prolungata assenza ma ho dovuto riprendermi dall'arrivo/partenza traumatico/a, come potete leggere dallo scorso post.
Ma eccomi qui!
E siccome, come ho anticipato in tempi non sospetti, questo blog non tratterà solo frivolezze, ma di tanto in tanto mi cimenterò in qualche espressione di opinione seria, ecco appunto il mio primo post serio.
E' da poco passata la mezzanotte. Se fosse stato ancora tra noi, ieri Paolo Borsellino avrebbe festeggiato il suo settantesimo compleanno. Insieme alla sua famiglia. Coi suoi figli. Con sua sorella, Rita Borsellino. Con suo fratello, Salvatore Borsellino.
E' necessario fare questi nomi, renderli noti a coloro che ancora non sanno chi sono. Sono persone che ogni giorno, e dico ogni giorno, lottano perseguendo lo stesso abiettivo che era stato del fratello. Sono persone che parlano, parlano ai giovani soprattutto, cercando di tramandare un messaggio di giustizia e legalità.
A questo proposito, qualche giorno fa ho preso parte ad un avvenimento.
Siamo a Firenze e Salvatore Borsellino viene invitato a presenziare alla cerimonia per la piantumazione di sei alberi in Piazza Beccaria. Un albero in ricordo di Paolo Borsellino. Altri cinque per..... i ragazzi della scorta! Già, perchè questi spesso non hanno dei nomi. Muore l'eroe, muore Paolo Borsellino, tanto di cappello! Ma loro? Quei cinque ragazzi stroncati da una mafia troppo vigliacca per guardarli in faccia mentre li uccide? Loro?? Come si chiamano? Chi lo sa? Nessuno! Si chiamano "scorta!". Paolo Borsellino non sarebbe stato fiero di ciò!
Eppure è così.
Mi sono commossa a quella cerimonia, quando Salvatore Borsellino urlava brandendo la sua agenda rossa, proclamando ideali di giustizia e legalità. Mi sono commossa vedendolo gridare la sua rabbia.
In un'Italia in cui si eliminano le targhe a Peppino Impastato, in un'Italia in cui si rende onore a Bettino Craxi, uno che è morto da latitante, io mi sono commossa sapendo che c'è qualcuno che ancora si batte per ideali sani e giusti.
Poi però, mi sono guardata intorno. Quanti eravamo ad ascoltare quell'uomo parlare? 50? 60? Non di più, credetemi. Di meno forse!
E lì mi sono sentita quasi sconfitta. Sola!
Un pugno di gente, la metà dei quali meridionali.
Nessuno praticamente!
Allora è proprio vero che la mafia non esiste! E' vero che esistono solo eroi senza nomi di cui tutti si sono dimenticati il giorno dopo dei funerali!
Quella cerimonia per me ha avuto un significato profondo. Sei alberi sono stati piantati, sei piccoli alberi. La similitudine è chiara. E la promessa di Salvatore Borsellino, con le lacrime agli occhi, di tornare in quella piazza a primavera quando per la prima volta quegli alberi sarebbero fioriti.
Ma la gente dov'era?
Cosa faceva?
Temo di avere ragione tutte le volte che dico che se uno non ci nasce e non ci cresce e non ci muore in realtà mafiose, non sa nemmeno di cosa stiamo parlando!
Tutti quelli che si riempiono la bocca sputando ideali sentiti proclamare da qualcun'altro, dov'erano quel pomeriggio? Tutti quelli che appena si parla di mafia "ah, io non lo pagherei mai il pizzo!" oppure "ah, io denuncerei subito!!", dov'erano?
Forse, tutti questi benpensanti, non lo sanno nemmeno chi è Salvatore Borsellino. Non sanno manco cos'è l'agenda rossa. Non sanno manco cosa sono le stragi di maggio e via d'Amelio.
Sanno solo del Padrino e di fiction su Totò Riina.
LA MAFIA NON E' UN FILM!
E, per inciso, ecco i nomi della "scorta" ( per chi non li sapesse, basta googlarli!):
Agostino Catalano
Emanuela Loi (prima donna a fare parte di una scorta)
Vincenzo Li Muli
Walter Eddie Cosina
Claudio Traina
A breve le foto dell'evento.
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