lunedì 11 gennaio 2010

PARTIRE E' UN PO' MORIRE/2...

Giusto per non farci mancare niente, abbiamo anche un secondo post riguardo la partenza post-natalizia (ogni tanto parlo di me anche in prima persona plurale, noi!)
Ebbene, dopo aver lottato con la valigia (vedi "Partire è un pò morire/1"), ecco un altro sensazionale episodio della saga "Mera e le partenze"!
Si esce di casa che è ancora buio e fa un freddo boia. Ore: sei e quaranta del mattino. Famiglia Brambilla al completo, con tanto di nonna ottantatreenne da far salire sul treno a Villa San Giovanni e scaricare, tipo pacco celere 3, alla stazione di Roma Termini.
Numero bagagli: indefinito.
Si parte alla volta della stazione.
Arriviamo con 10 minuti di anticipo e trattasi di evento eccezionale dato il gene del ritardo che infesta il mio Dna!
Mera trascina il suo baule rosa. Papà trascina il borsone della nonna. Serena trascina il borsoncino di Mera. Mamma trascina la nonna.
Pochi convenevoli. Arriva il treno. Mera fa salire la nonna sul treno, papà le passa il baule rosa e il borsone della nonna.
Ma state bene attenti adesso. Tutto ciò che stava per accadere in quel momento si svolse nell'arco di una frazione di secondo.
Mi sporgo dai gradini del treno con un pò di rammarico, realizzando di non avere il tempo necessario per salutare i miei e mia sorella Serena. Allungo una mano per salutare. La porta comincia a stridere e mi rendo conto che sta per chiudersi. Mi ritiro. E mentre il vetro dell'oblò della porta ancora scorreva chiudendosi, un'immagine.
Una sola immagine.
Serena con l'aria serafica di chi non ha pensieri.
Serena col mio borsoncino a tracollo.
Espressione serafica.
Il mio borsoncino con tutte le mie scarpe dentro.
Espressione serafica.
Borsoncino.
Porta chiusa.
I miei pugni sul vetro.
"Noooo, il borsoncino".
Treno in movimento.
Panico.
Il tutto in mezza frazione di secondo.
Provate solamente a racchiudere tutte queste cose in una frazione di secondo: il saluto con la mano, la porta che si chiude, mia sorella fuori col borsoncino, io che urlo, il treno che parte.
Il tutto sotto gli occhi increduli degli altri passeggeri (cazzo si guardavano poi, ancora devo capirlo!). E dei due controllori, ovviamente.
Ok, cerchiamo di mantenere la calma.
Vado al mio scompartimento, metto a sedere per bene nonna che intanto si dispera, manco fossero sue le scarpe lì dentro. Sono mie! Le mie adorate scarpe!
Telefonata. Mamma. Si cerca una soluzione tra pianti, urla e panico.
Illuminazione. Con la determinazione di un ariete cerco il capotreno e mi lancio in una sviolinata di disperazione, con tanto di mani giunte da piccola povera bambina in saio bianco per la prima comunione: "La preeego, faccia qualcosa! Quel borsoncino è indispensabile alla mia stessa esistenza, la preeeegooo". Questo, nel vedermi così affranta e afflitta e disperata si mette un pò in movimento, cercando una soluzione. La soluzione è "sua madre metta il borsone in un vano bagagli del prossimo eurostar, le dice la carrozza e, quando il treno arriva a Roma, lei salga sul treno e recuperi la borsa".
Wow.
Sono senza parole.
Cioè, mi stai dicendo che in tempi di terrorismo e menate varie, durante i quali ogni 3x2 in aeroporti e stazioni senti una voce registrata che ripete sistematicamente ad ogni annuncio "vi raccomandiamo di non lasciare incustoditi i vostri bagagli", tu, brutto deficente di un capotreno, mi suggerisci di mettere un borsone incustodito su un treno???
Immaginatevi solo la scena!
Oddio, un borsone incustodito! Attenzione, allontanatevi tutti, potrebbe essere pericoloso! Artificeri! Vogliono farlo brillare! Booooooom! E pezzi delle mie ballerine leopardate che volano schizzati in aria dall'esplosione.
Oh dio, no!
Ma era l'unica cosa fattibile in quel momento.
Rischiare!
E rischiamo!
Ma per fortuna mia madre incontra un ragazzo di nostra conoscenza che sarebbe dovuto salire su quel treno, e non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi cortesemente portato il borsoncino fino a Roma, dove, con lo stesso sollievo di una madre che ritrova il figlio, io ho recuperato le mie adorate scarpe.
Tutto è bene quel che finisce bene, direte voi!
E invece no!
A parte il viaggio di sette ore e mezza con la nonna ottantatreenne isterica e nevrotica che per tenerla a bada non sarebbe bastata tutta la squadra di domatori di tigri del circo Orfei.
A parte quello.
Arrivo a Roma alle ore 15:00.
Recupero del borsoncino.
Nonna affidata agli zii.
Saluti e baci.
Il mio treno per Firenze è alle 16:47.
Ok. Sigaretta. Giro per i negozi. Bla bla bla.
E' quasi ora. Mi avvio al tabellone. Ancora non hanno comunicato il binario del treno.
Esattamente 10 minuti prima della partenza del treno, spunta il binario sul tabellone.
Binario 2E.
2E.
Che mi sa tanto di "Binario nove e tre quarti", quello di Harry Potter.
Vabè. Che cavolo di binario sarà? Mi guardo intorno cercando qualcuno con sul petto lo stemma delle ferrovie dello stato. Trovato.
"Mi scusi!"
".....".
"MI SCUSI!".
"...............".
"MI SCUSIIII, DICO A LEIII!!!!!!".
"NONPOSSONONHOTEMPOSTOFACENDOUNACOSAIMPORTANTE!".
Vabè, ho capito l'antifona. Devo cercarmelo da sola sto binario 2E.
Ci penso su un attimo. Sarà il binario 2 al settore E. Mi armo di forza e coraggio e arrivo infondo al bianrio 2, settore E, con i miei due bagagli, meglio noti come "pesi massimi". Il percorso è di poco più di 400 metri. Arrivo al settore E. Finisce la piattaforma. Non c'è nessun treno ovviamente. Un fischio,uno sbuffo e un treno che parte. Dal binario 2E ovviamente. Che è dall'altra parte dei binari, dalla piattaforma alla fine del binario 1.
Ora, parliamone.
Si può mai costruire un binario supplementare, chiamarlo Binario 2E e metterlo alla fine del binario1????
Evidentemente si.
MORALE DELLA FAVOLA: mi faccio tutti i 400 metri di nuovo per tornare dentro la stazione con i pesi massimi. Al duecentesimo metro del ritorno non cammino, arranco! Stremata e trafelata arrivo all'assistenza clienti. Mi cambiano il biglietto, devo pure pagare 14 euro di differenza per partire alle 18:20 con un intercity che mi fa arrivare a Firenze alle 21:00.
Ricapitolando, il mio viaggio della speranza è andato più o meno così:
Esco di casa alle 6:40 del mattino per prendere un treno alle 7:08, il borsoncino resta a terra, nonna sul treno che non riesce a star zitta e ferma, arrivo a Roma, recupero il borsoncino, affido la nonna agli zii, mi uccido trascinando mezza tonnellata di bagagli per prendere un treno che perdo e aspetto quattro ore alla stazione Termini di Roma per arrivare a Firenze alle nove di sera.
Se non è questo un viaggio della speranza!!

3 commenti:

  1. Oltre che viaggio della speranza, questa è SFIGA!!! FOTTUTA SFIGA!!! Però perdonami se rido di fronte a questa tua disavventura.......il tuo modo di scrivere e raccontare non mi permette di fare altrimenti! Fighissimo il passaggio dei trascinamenti, con la nonna x ultima!
    Credimi se ti dico che arrivo alla fine e vorrei piangere perchè il racconto è finito...

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  2. ahuhuahua, grande marti! sei la mia lettrice più accanita!!!! quando sarò famosa non mi dimentichrò di te, tranquilla!!!

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  3. auhauha una sola parola umamma!!!! umamma!!!!! che imbarazzi mg

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